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Ferrarini, il legale dell’azienda: “Sede concordato? Indifferente”

Bonfatti: "In campo c'è solo una proposta senza concorrenti"

REGGIO EMILIA – “L’importante per Ferrarini e’ superare questa situazione di stallo, per potere rapidamente procedere alla consultazione dei creditori e poi al lancio di un piano di investimenti”. Lo dice Sido Bonfatti, docente ordinario di diritto commerciale all’Universita’ di Modena e Reggio Emilia e consulente legale del gruppo agroalimentare emiliano alla vigilia dell’udienza di domani, in Corte di Cassazione, che dovra’ stabilire se la procedura di concordato preventivo dell’azienda dovra’ proseguire davanti al tribunale di Reggio Emilia o a quello di Bologna.

La “societa’ – aggiunge Bonfatti – ha continuato ad andare bene anche durante questo lungo periodo di concordato, ma indubbiamente tutti saranno piu’ sereni e piu’ agili nella operativita’ quotidiana quando la procedura risultera’ chiusa e superata”. La Cassazione spiega ancora il legale, “prendera’ atto delle memorie scritte depositate dalle parti. Probabilmente la decisione non sara’ immediata, ma dovrebbe essere assunta nel giro di pochi giorni. Ci sono dubbi sulla interpretazione di una norma della nuova legge fallimentare che riguarda le grandi imprese che fossero gia’ in amministrazione straordinaria, mentre Ferrarini ovviamente non lo e'”.

Ferrarini, comunque, “fara’ quello che decidera’ la Cassazione”, conclude Bonfatti, precisando pero’ che “quale che sia il tribunale davanti al quale il concordato proseguira’, si tratta del concordato aperto sulla seconda proposta di Ferrarini ai creditori, quella che ha migliorato sensibilmente la prima e sulla quale non c’e’ alcuna proposta concorrente”. E’ proprio su questo punto, pero’, che si e’ innescata la serie di ricorsi che ha portato al giudizio in Cassazione.

La seconda proposta di Ferrarini, infatti, prevede che all’esito dell’omologazione del concordato subentri nel capitale il gruppo Pini di Sondrio con il supporto finanziario della societa’ pubblica Amco. Pini ha promesso di soddisfare i creditori chirografari al 33%, percentuale che a suo dire avrebbe reso inammissibile la presentazione di altri concordati. Una tesi non condivisa dal gruppo Bonterre che, a capo di una second cordata proveniente dal mondo della cooperazione, ha presentato una proposta alternativa per acquisire Ferrarini e ha accusato la “rivale” di voler evitare il confronto competitivo con dei pretesti. Per questo e’ ricorsa alle vie legali per spostare la competenza della questione su un altro tribunale.