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Covid, 10.554 nuovi casi e 207 decessi in Italia

Giù Rt e terapie intensive. Brusaferro: "Decrescita continua in tutte le regioni". Ma Rezza avverte: "Non si può escludere un rialzo dei casi". Pronta una circolare sui test salivari

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ROMA – Con 10.554 nuovi casi di coronavirus registrati nelle ultime ventiquattro ore, a fronte di 328.612 tamponi effettuati, il tasso di positività scende al 3,2% dopo il 3,6% di ieri. È quanto emerge dal quotidiano bollettino sul coronavirus emesso da Protezione civile e ministero della Salute. Nelle ultime ventiquattro ore in Italia si sono registrate 207 vittime da coronavirus. Ieri i decessi erano stati 258. Si svuotano le terapie intensive con pazienti colpiti da Covid-19: nelle ultime ventiquattro ore passano da 2.308 passano a 2.253: 55 posti letto occupati in meno.

BRUSAFERRO: “DECRESCITA CONTINUA IN TUTTE LE REGIONI”
“Il punto essenziale per Rt è il valore di 1, se restiamo sotto questa soglia, la circolazione del virus è in decrescita. Perché la curva rimanga stabile deve stare, fisso, sotto 1. Questa settimana in tutte le Regioni e le province autonome c’è una decrescita dei casi, a livello di incidenza. Mentre l’Rt, pur crescendo leggermente, si attesta a 0.89. Rilassando un po’ le misure qualche caso in più ci può stare, è un equilibrio molto delicato, che va monitorizzato”.

Lo afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e portavoce del Cts, presentando i dati della cabina di regia al ministero della Salute. “È chiaro che dovremmo mettere in atto un sistema tempestivo per contenere anche possibili nuovi contagi, anche a fronte di importazione di nuove varianti e a livello locale sul territorio, proprio perché Rt è un valore estremamente puntuale”.

I dati della cabina di regia forniscono comunque segnali positivi, spiega il presidente Iss: “L’incidenza, a domenica scorsa, si attesta a 127 casi per 100mila abitanti in sette giorni. Il flusso quotidiano del ministero della Salute evidenza 123 casi per 100mila abitanti, ma i due dati sono coerenti e mostrano un trend in decrescita. Nel monitoraggio di questa settimana – aggiunge Brusaferro – c’è un piccolo cambio relativo ai dati della popolazione, secondo i dati raccolti da Istat”.

SOLO SEI REGIONI A RISCHIO MODERATO
Rispetto all’età mediana di coloro che si ammalano, continua l’abbassamento: “È a 41 anni e quella dei ricoveri è a 65 anni, rispetto alla settimana scorsa siamo ancora in calo – spiega Brusaferro – Mentre il tasso di incidenza decresce molto più rapidamente nelle fasce di età sopra i 70 anni, effetto delle vaccinazioni. Non in tutte le fasce di età più giovani però crescono i casi, alcune sono stabili. I bambini tra i 3 e i 5 anni crescono di più. L’Rt è a 0,89 e anche l’intervallo di confidenza maggiore è comunque sotto 1; c’è solo il Molise che ha un valore leggermente sopra 1“.

Continua la lenta discesa della saturazione dei ricoveri in area medica: “Si attesta al 29%, mentre le terapie intensive sono al 27%, e questi sono dati positivi per quanto riguarda la resilienza del sistema”, spiega il presidente dell’Iss. Sul fronte vaccinazioni, Brusaferro sottolinea che “si sta esaurendo la quantità di persone over 80 ancora da vaccinare e decresce leggermente anche la fascia 70-79, molto meno gli over 60”. Complessivamente, l’analisi del rischio della cabina di regia ricorda che ci sono sei Regioni a rischio moderato e tutte le altre a rischio basso, e questo induce il portavoce del Cts a dire che “abbiamo ancora strada da fare per arrivare alla soglia dei 50 casi per 100mila abitanti, numero che ci consente di fare il tracciamento. Tra gli obiettivi da centrare per le prossime settimane c’è “anche la diminuzione dei ricoveri in area medica“, conclude Brusaferro.

REZZA: “CI SONO MIGLIORAMENTI MA NON SI PUÒ ESCLUDERE RIALZO CASI”
“Ci sono elementi di conforto. C’è una tendenza al miglioramento della situazione epidemiologica, i dati di incidenza mostrano una graduale diminuzione, i ricoveri e le terapie intensive mostrano anche una decongestione e sono sotto la soglia critica. Parte di questo effetto è dovuto alle misure intraprese nelle settimane precedenti ma anche alla campagna vaccinale, che ha protetto le classi di età più avanzate. È bene quindi continuare con questo ritmo, superando anche frequentemente le 500mila somministrazioni giornaliere, continuando però a mantenere atteggiamenti prudenti.

La campagna vaccinale sarà ancora più forte a maggio e giugno, grazie alla fornitura di diverse dosi di vaccino”. A dirlo è Gianni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, commentando i dati sul monitoraggio dell’epidemia da Covid-19. Il dirigente ha spiegato comunque che “nessuno può escludere un rialzo dei casi nelle prossime settimane. Lo scorso anno siamo arrivati all’estate con un livello di incidenza molto bassa, oggi siamo ad un livello superiore. Se si abbassasse ancora un po’ saremmo più tranquilli, del resto l’estate ci offre la possibilità di rendere più rarefatti i contatti a rischio, quest’anno però abbiamo i vaccini. In ogni caso serve continuare a mantenere le misure di precauzione“.

IN ARRIVO CIRCOLARE SUI TEST SALIVARI
“Sta per uscire una circolare sulla validazione dei tamponi salivari molecolari, è quasi pronta, alla sua stesura stanno partecipando l’Iss e altri esperti. I test molecolari con matrice salivare hanno un’ottima performance, differentemente dai rapidi salivari”. Lo annuncia Gianni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, in merito al caso dei salivari molecolari che dovevano partire nelle scuole di Regione Lombardia già da maggio.

Rezza anticipa anche che nessuna decisione è stata ancora presa sui vaccini a vettore virale, ma “c’è una riflessione in corso sull’uso di questi sieri sotto i 60 anni: l’Ema e l’Aifa hanno detto che si possono usare dai 18 anni in su. L’ultima circolare ministeriale prevede che siano utilizzati ‘preferenzialmente’ sopra i 60 anni ma non vuol dire che non possono essere utilizzati al di sotto di questa fascia di età. Tuttavia, i vaccini a vettore virale tendono ad essere utilizzati sopra una certa età”, ammette il dirigente del ministero, che però ricorda che “la Germania ha operato una certa liberalizzazione: AstraZeneca potrà essere utilizzato a qualsiasi età, anche al di sotto dei canonici 60 anni. Il dibattito quindi è ancora aperto”.

“DIFFICILE RAGGIUNGERE IMMUNITÀ DI GREGGE”
E a proposito della possibilità di raggiungere in Italia l’immunità di gregge con il proseguimento della campagna vaccinale, Rezza spiega che “prevede una soglia di vaccinazioni da raggiungere, al di sopra della quale, l’epidemia può dirsi risolta o quanto meno contenuta. Dovremmo vaccinare il 60-70% della popolazione per arrivare ad una certa immunità. Ci sono però dei fattori che impediscono di raggiungere questa soglia, motivo per il quale stiamo vaccinando per contenere l’epidemia, cercando di portarla ad un livello endemico. L’immunità si basa su tre aspetti – prosegue il direttore della prevenzione del ministero della Salute – la capacità dei vaccini dell’immunità sterilizzante, che ancora non sappiamo con precisione se sia valida per tutti i vaccini. Nei sieri a Rna messaggero, l’80% dei vaccinati ha un’immunità sterilizzante. Poi c’è la durata della protezione indotta dal vaccino: probabilmente ci sarà bisogno di dosi di richiamo, ancora non abbiamo chiaro quanto duri questa protezione. E poi c’è il ruolo delle varianti: la maggior parte dei vaccini è in grado di fronteggiare anche le varianti, prevenendo la malattia grave e l’ospedalizzazione, anche se in alcuni casi possono esserci dei casi di infezione. Tutti questi fattori possono quindi impedire l’immunità di gregge”.

Il tema delle varianti conduce il professor Rezza ad ampliare la riflessione: “L’emersione di nuovi varianti ci impedisce assolutamente di pensare a vaccinare solo noi stessi ma ci obbliga a pensare anche ai Paesi a più basso reddito. Non solo per giustizia sociale e solidarietà, ma per la nostra stessa salute, dobbiamo fare in modo che l’accesso a questi vaccini sia per tutti”, conclude il dirigente (Fonte Dire).

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