Quantcast

Auto elettriche, il passo falso di Faw in Germania

Il colosso cinese, che si appresta ad investire un miliardo a Gavassa, aveva investito nella Byton Automobili che il 20 aprile scorso ha portato i libri in tribunale

REGGIO EMILIA – Non è la prima volta che il colosso Faw, controllata dallo stato cinese, prova affacciarsi in Europa per costruire auto elettriche. Nel 2018 ci aveva provato in Germania investendo nella Byton Automobili, una start up sino-americana-tedesca che poi è fallita. Il matrimonio fra Byton e Faw era nato con toni trionfalistici e con auto innovative che erano state presentate nei saloni più importanti in Cina e in America. La Byton era una startup di successo che vantava, fra le sue fila, molti ex manager Bmw della divisione veicoli elettrici. L’idea era quella di lanciare, entro il 2020, tre modelli di Suv full electric del segmento premium dotati delle tecnologie più avanzate.

Nel 2018 la Faw, First automobile works, aveva investito un fiume di denaro nella Byton. Nel 2019, c’era stato il primo avvicendamento. Carsten Breitfeld, fondatore e Ceo della startup Ev Byton aveva lasciato l’azienda in contrasto con il governo cinese che, a suo parere, esercitava troppa influenza dopo l’ingresso di Faw.

Aveva detto il manager: “La mia sensazione è che la porteranno a una fase in cui l’intera vicenda di Byton verrà conclusa, manteranno semplicemente l’impianto e la piattaforma”. Si riferiva allo stabilimento di produzione di Byton a Nanchino, in Cina, e alla tecnologia, facendo intuire che le reali intenzioni del governo cinese sarebbero state quelle di approfittare della start up per trasferire tecnologia dalla Germania e gli Stati Uniti verso la Cina.

Poi arrivano la pandemia e i conseguenti problemi economici nel 2020. Così il 2021 si apre con la società cinese Foxconn, nota soprattutto come produttore di dispositivi Apple, che si unisce a Byton per tentare di salvarla. La produzione del primo modello di auto si sposta al primo trimestre del 2022. Nel frattempo, negli Stati Uniti, si procede con i licenziamenti di 500 ingegneri negli stabilimenti di Santa Clara in California.

Alla fine, il 20 aprile scorso, dopo non aver pagato per alcuni mesi gli stipendi ai dipendenti tedeschi dello stabilimento di Ismaning in Baviera, il tribunale distrettuale di Monaco annuncia l’avvio della procedura di insolvenza per Byton. L’azienda chiude così i battenti dopo quattro anni senza aver mai prodotto un’auto e lasciando senza lavoro 1.500 persone fra gli Stati Uniti e la Germania. Nel frattempo, però, i cinesi di Faw hanno potuto sfruttare le competenze dei super team americano e tedesco per progettare, produrre e ingegnerizzare un’auto elettrica di alta gamma.

Ora Faw ci riprova in Italia. Qui, però, forse ai cinesi non serve più andare a caccia del know how relativo alla produzione di auto elettriche, ma il loro scopo potrebbe essere, per esempio, carpire i segreti del design e del marketing dei marchi Ferrari e Lamborghini. L’alleanza, infatti, questa volta, non è più con un partner forte ma con Silk Ev, società fondata a presieduta da Jonathan Krane che è anche fondatore e amministratore delegato di KraneShares, una società di gestione patrimoniale che tratta fondi di investimento incentrati sulla Cina piazzandoli a investitori di tutto il mondo. Interessante notare anche che lo stesso Jonathan Krane è in relazione (related person in gergo) con una Silk Ev Cayman Lp con sede alle Cayman islands.

Silk-Faw si appresta a investire, secondo quanto annunciato in conferenza stampa, un miliardo di euro. Quello che è certo è che Silk Faw, come scritto da Reggio Sera, è una piccola srl con un capitale sociale di 10mila euro, il cui unico socio titolare è Jonathan Krane, con sede a Milano e controllata da una società irlandese con sede a Dublino che, di fatto, è un paradiso fiscale europeo. La Faw, a parte il nome, nella visura camerale non compare (peraltro sul sito della società cinese non c’è traccia della joint venture fra Silk e Faw, ndr) anche se ha annunciato la partnership sino americana per produrre le auto super premium con marchio Hongqi serie S. La prima dovrebbe essere la Hongqi S9 auto ibrida con motore V8 a benzina da 1400 cavalli, in grado di farla scattare da 0 a 100 km/h in due secondi e raggiungere 400 km/h di velocità massima che costerà più di un milione di euro.

A proposito, Hongqi, per chi non lo sapesse, in cinese significa bandiera rossa, simbolo del comunismo cinese. Di comunista, però, qui sembra esserci rimasto assai poco. Henry Ford, che sicuramente comunista non era, fondatore della Ford Motor Company, sosteneva tuttavia che bisognava “fare il migliore prodotto possibile al minor costo possibile, pagando i massimi stipendi possibili”. Questo per far sì che i suoi operai potessero comprare le sue auto. Resta da vedere quali saranno gli stipendi di chi produrrà la supercar sino-americana.