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Angeli e Demoni, due imputate iniziano a parlare in aula

Sono Benati (che vuole l'abbreviato) e Campani: la pm contesta dei nuovi reati

REGGIO EMILIA – L’assistente sociale Beatrice Benati e l’allora responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Unione dei Comuni della val d’Enza Nadia Campani sono le prime due imputate nel processo “Angeli e Demoni” di Reggio Emilia che si sono sottoposte nell’udienza di stamattina a interrogatorio. Benati lo ha fatto anche per preannunciare che e’ sua intenzione chiedere il rito abbreviato, a fronte delle pesanti accuse mosse nei suoi confronti.

Infatti, secondo la Procura l’assistente sociale, supponendo un presunto interesse sessuale verso una minore da parte del compagno della madre, avrebbe intimato alla donna di interrompere la sua relazione dietro la minaccia di collocare la figlia in affido extra familiare. Cosa che, per un certo periodo, e’ poi anche avvenuta. Nadia Campani, si legge invece nelle carte, avrebbe garantito nel suo ruolo dirigenziale “l’esecuzione tecnica” del pagamento delle sedute di psicoterapia affidate al centro “Hansel e Gretel” (con prezzi per l’accusa gonfiati), firmato lei stessa alcune delibere di pagamento per conto della responsabile dei Servizi sociali Federica Anghinolfi e, infine, avrebbe organizzato alcuni convegni in cui Claudio Foti e Nadia Bolognini – gestori del centro privato torinese e anche loro imputati – venivano invitati dietro compenso.

Campani, in estrema sintesi, si sarebbe difesa sostenendo di aver firmato gli atti su richiesta dei propri superiori e spiegando poi il motivo per cui le sedute di psicoterapia venivano affidate ad “esterni”. Un punto questo di particolare rilievanza alla luce delle dichiarazioni fatte oggi dal pm Valentina Salvi, che ha chiesto di rivedere i capi di imputazione per sei persone. Tra loro ci sono anche Foti e Bolognini, a cui il pubblico ministero contesta una nuova irregolarita’, e cioe’ di aver svolto senza averne titolo un “servizio sanitario pubblico”.

Secondo Campani, invece, era tutto regolare. In val d’Enza -avrebbe detto- c’era il problema di come assistere materialmente i minori traumatizzati o che si sospettava subissero abusi, visto che l’Ausl di Reggio sosteneva di non avere sufficienti risorse economiche ne’ di personale, sia dal punto di vista quantitativo che con formazione specifica. Da qui la collaborazione con il centro Hansel e Gretel – ritenuto da Federica Anghinolfi l’ente piu’ competente – con una compartecipazione di spesa per il servizio tra Azienda sanitaria locale e Unione dei Comuni.

Intanto, in una lunga ordindanza di 10 pagine, il giudice Dario De Luca ha dichiarato “il non luogo a provvedere, allo stato, su tutte le questioni ed eccezioni sollevate dalle difese degli imputati”. Rilievi che, a partire dallo scorso 25 febbraio, erano stati sollevati sulla mancanza di alcuni atti nel fascicolo di indagine, sulla nullita’ della richiesta di proroga delle indagini preliminari con conseguente inutilizzabilita’ delle risultanze investigative acquisite successivamente alla scadenza del primo termine di queste e, da ultimo, sull’inutilizzabilita’ di parte delle intercettazioni telefoniche e ambientali svolte nell’ambito del procedimento.

Su questo specifico punto, si legge nell’ordinanza, “non appartiene sicuramente al novero delle decisioni proprie di questa fase preliminare la valutazione in ordine all’utilizzabilita’, o meno, delle intercettazioni: si tratta, invero, di aspetto che assumera’ precipuo rilievo unicamente nella fase decisoria” (fonte Dire).