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Vaccinazioni, Reggio Emilia sfonda il tetto delle 100mila dosi

L'Ausl risponde alle Faq dei cittadini che ingolfano la macchina

REGGIO EMILIA – Entro stasera si raggiungeranno in provincia di Reggio Emilia i 100.000 vaccini anti-Covid somministrati, di cui 33.900 sono seconde dosi. A riceverli sono stati tra gli altri 29.500 ultra ottantenni (su un totale di 35.000), 19.000 persone estremamente vulnerabili (su 29.000), quasi tutti gli ospiti delle Cra (3.593) e circa il 90% degli insegnanti – 9.300 su 10.400 – compresi quelli residenti in altre regioni che lavorano in Emilia-Romagna. A questi si aggiungono 1.243 disabili seguiti dai serivizi e un migliaio circa di vaccinati a domicilio.

La campagna vaccinale, informa l’Ausl, non si fermera’ neanche a Pasqua e Pasquetta e, dal 12 aprile, interessera’ gli anziani tra i 70 e i 74 anni che potranno iniziare a prenotarsi. I vertici dell’Azienda rispondono poi alle domande piu’ frequenti arrivate in questi giorni dai cittadini, spesso inoltrate a uffici non competenti come quelli amministrativi e di comunicazione. Un dubbio ricorrente espresso dai piu’ vulnerabili e’ sull’aver eseguito correttamente la procedura per prenotarsi dopo aver ricevuto l’sms dell’Azienda.

Che risponde di stare tranquilli perche’ gia’ da domani verranno ricontattati tutti, anche chi ha solo il telefono fisso (2.400 cittadini) e sono previsti ben tre tentativi. I “care giver” e gli assistenti delle persone disabili, devono invece avere pazienza: “Hanno diritto e li stiamo considerando – dice il direttore generale dell’Ausl Cristina Marchesi – e capiamo anche la responsabilita’ che sentono sapendo di poter portare il virus a casa. Ma la numerosita’ dei vaccini impone delle scelte e la priorita’ e’ data ai piu’ vulnerabili”.

E’ poi inutile presentarsi all’appuntamento per il vaccino con certificati di altri medici, non esperti della materia, chiedendo che venga somministrata l’una o l’altra tipologia. A deciderlo (assumendosene la responsabilita’) e’ solo il medico vaccinatore. Infine alcuni cittadini stanno domandando di essere vaccinati a domicilio, ma spesso “per una questione di comodita’ piu’ che di necessita’, cosa che rallenta tutti”, fanno notare i professionisti sanitari. Stesso discorso per chi vuole fare il vaccino nell’ambulatorio protetto dedicato ai pazienti con gravi allergie. In alcuni casi, dice il direttore sanitario, “lo fanno persone con allergie al cibo o altro che non comportano un rischio aumentato nella vaccinazione”. Il punto di riferimento in questi casi, resta il medico di famiglia.