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Troppe domande su pratiche edilizie: funzionaria fuggì da Brescello

Un teste accusa al processo Grimilde: gli affari edili della cosca fecero scappare la dirigente del Comune

REGGIO EMILIA – Non aveva pace la storica funzionaria del Servizio “Uso e assetto del territorio” del Comune, a cui “anche nella vita privata” persone che sapeva essere “sorvegliati speciali” la fermavano per chiedere informazioni sulle pratiche edilizie di sua competenza. Al punto che tra il 2008 e il 2009, esasperata, ha chiesto il trasferimento in altra sede al capo opposto della provincia.

Succedeva anche questo a Brescello, primo Comune dell’Emilia-Romagna sciolto per mafia nel 2016, dove risiede la famiglia di Nicolino Grande Aracri, il potentissimo boss della ‘ndrangheta che da circa un mese avrebbe avviato una collaborazione con la Procura antimafia di Catanzaro. Il fratello Francesco Grande Aracri e i suoi figli, Paolo e Salvatore, sono invece al centro del processo “Grimilde” che, dopo la conclusione del rito abbreviato di Bologna (con condanne per oltre 260 anni di carcere a 48 imputati), e’ tornato a casa a Reggio Emilia per il rito ordinario a carico di 22 persone.

E oggi e’ stato il giorno del primo testimone chiamato a deporre da Beatrice Ronchi, sostituto procuratore della Dda di Bologna, che conduce l’accusa nel nuovo troncone giudiziario contro i clan calabresi che hanno colonizzato l’Emilia. Saverio Pescatore, commissario della squadra Mobile della Questura bolognese, cita in particolare la relazione della commissione che ha scoperchiato le infiltrazioni mafiose nel Comune di Peppone e don Camillo e racconta le indagini svolte che ne acclarano il perdurare anche dopo 18 mesi di commmissariamento e l’insediamento di una nuova Giunta. Parla di due abusi edilizi commessi dai Grande Aracri segnalati in Comune nel 2007 e su cui nessuno ha fatto niente per otto anni.

Ma in aula si sente parlare anche di varianti “favore” ai piani urbanistici, per costruire ad esempio il quartiere di “Cutrello” (casa della comunita’ meridionale del paese) e il nuovo supermercato Famila, con appalti vinti da ditte amministrate occultamente da esponenti della cosca. Per il paese della Bassa Reggiana, come quello delle motivazioni del rito abbreviato, il giudizio non e’ tenero. “Abbiamo riscontrato una violazione dell’ordine pubblico – che il reato mafioso determina – di livello molto elevato e che si ritiene perduri tutt’ora per l’egemonia dei Grande Aracri”, dice Pescatore.

E nell’amministrazione comunale la “famiglia” vedeva “una struttura disponibile e non impermeabile al suo volere”, aggiunge. Una situazione immutata in almeno tre dei passati mandati dei sindaci di Brescello, due dei quali sono stati guidati da Ermes e Marcello Coffrini (padre e figlio). Il commissario Pescatore si sofferma poi sul profilo delle attivita’ illecite commesse e su quello degli imputati. In ordine al primo argomento spiega: “L’intestazione fittizia di beni e l’occultamento delle proprie attivita’ imprenditoriali era una modalita’ tipica perseguita. In qualsiasi momento il sodalizio poteva contare su societa’ di cui era titolare occulto per reinvestire capitali e difendere il patrimonio, grazie ad una rete sempre florida di fittizi intermediari”.

Alcuni dei quali hanno pure fatto carriera, passando da prestanome a soci fantasma. Qualcun altro, invece, e’ stato fin troppo in vista. E’ il caso di Salvatore Grande Aracri (gia’ giudicato in abbreviato e condannato a 20 anni) che aveva le mani in pasta in cosi’ tanti affari da aver alla fine perso l’immagine di “volto pulito” della ‘ndrangheta.
Per quanto riguarda il padre Francesco, 67 anni, oggi detenuto a Novara, ha alle spalle un lungo elenco di problemi con la giusitizia. Dopo una condanna per associazione mafiosa a 3 anni e mezzo emessa nel 2004 e diventata definitiva nel 2008, una confisca di beni divenuta esecutiva nel 2015, periodi di detenzione scontati tra il 2003 e il 2004 e poi tra il 2008 e il 2010, e’ stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale.

Quindi, spiega ancora Pescatore, “aveva scelto un profilo riservato facendo agire i figli come sua propaggine e rappresentanza, ma restando informato di tutto e comunque preposto alle decisioni”. Grande Aracri senior era videocollegato con il tribunale reggiano, come il figlio Paolo ristretto a Frosinone. In aula presenti invece alcuni altri imputati, al momento liberi o sottoposti agli arresti domiciliari (Fonte Dire).