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Reggio Emilia accende un faro sui primi attacchi del fascismo

I totem ricordano gli assalti degli squadristi alla Cgil e alla biblioteca

REGGIO EMILIA – Reggio Emilia ricorda una delle pagine buie della sua storia, risalente a 100 anni fa. Si tratta degli episodi che, tra l’8 e il 9 aprile del 1921, segnarono l’inizio della violenta presa del potere da parte del fascismo in citta’, che si concretizzo’ nel successivo mese di maggio con lo scioglimento del Consiglio comunale. Eventi oggi al centro del progetto sulla memoria “Buco Nero – A cento anni dalla violenza squadrista a Reggio Emilia”, promosso dall’Istituto storico della Resistenza di Reggio (Istoreco) assieme a Cgil, Legacoop, Anppia e con il patrocinio del Comune.

Furono tre i luoghi presi d’assalto dalle squadracce fasciste- dove oggi sono stati posizionati dei totem con immagini e diverse informazioni e che rimandano alle pagine web del sito di Istoreco con i dettagli sulle vicende- per colpire i centri riformisti e democratici che si opponevano all’ideologia del futuro ventennio. Nel pomeriggio dell’8 aprile, in particolare, fu devastata e incendiata la sede della Camera del lavoro, nata nel 1901 e allora ospitata da Palazzo Ancini in via Farini, nei cui locali si svolgevano le riunioni anche di alcune realta’ cooperative.

Nelle stesse ore furono prese di mira e messe a soqquadro anche la redazione e la tipografia del giornale socialista “La Giustizia” di Camillo Prampolini (in via Gazzata dove oggi c’e’ il liceo classico) e il club socialista di via San Rocco. Il giorno dopo fu invece colpita la “biblioteca popolare” fondata da Prampolini nel 1910 con sede in via san Pietro Martire, da cui i fascisti prelevarono tutti i numeri della anarchica “Umanita’ nova”, poi dati alle fiamme in piazza del Monte.

Su questi avvenimenti, oggi riportati all’attenzione dell’opinione pubblica, il segretario della Cgil reggiana Cristian Sesena dice: “Certe ferite della storia devono rimanere aperte per ricordare a tutti da dove proveniamo e quali sono in nostri valori fondativi. La nostra idenita’ collettiva si basa sulla lotta all’antifascismo, sul fatto di essere una comunita’ solidale e inclusiva. E non e’ un caso che la Camera del lavoro fosse stata uno dei primi bersagli perche’ qui e nelle cooperative si sperimentava un modello di societa’ nuova, fatta di solidarieta’ e di mutualismo, cioe’ tutto cio’ che il fascismo voleva abbattere per imporre il suo modello di Stato dittatoriale”.

Anche oggi, secondo Sesena, “i valori della Resistenza sono sotto attacco. La crisi pandemica porta le persone ad aprirsi a condizionamenti esterni non propriamente positivi. Ma ricordare e tenere viva la memoria e’ un antidoto potente al ritorno di certi spettri che non possiamo definire mai come definitvamente sconfitti”, conclude il segretario della Cgil.

Sulla stessa linea il sindaco Luca Vecchi: “Questa vicenda storica ci dice che la democrazia non e’ mai un fatto scontato, va conquistata guiorno per giorno e si inserisce in un percorso democratico e di emancipazione che per certi aspetti ha portato Reggio ad esseere quella che e’ oggi”. I “movimenti violenti- aggiunge il primo cittadino- hanno sempre avuto la loro presenza anche nella storia contemporanea. Si muovono nell’oscurita’ ed escono quando sanno di poter destabilizzare i sistemi come avvenuto di recente a Capitol hill”. Ma “la luce della democrazia- conclude il sindaco- la tengono accesa i cittadini nel loro protagonismo quotidiano”.

Ermete Fiaccadori, presidente provinciale dell’Anpi sottolinea: “Si colpirono i simboli e si cerco’ di determinare con la violenza la svolta politica, annientando gli strumenti con cui si cercava il riscatto sociale delle persone e dei lavoratori.

L’elemento cardine fu quello di negare lo spazio a chi allora delle idee che non corrispondevano a quelle che si volevano imporre”. Ma a proposito di simboli: in quella che fu la sede della Cgil devastata e’ oggi l’associazione dei partigiani reggiani (Anpi) a portare avanti la memoria della Resistenza.