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Inchiesta su appalti “pilotati”, Fdi e Fi: “Il sindaco spieghi alla città cosa non ha funzionato”

Eboli e Nicolini chiedono che "siano dipanate sul piano politico le nebbie che si sono addensate in questi mesi fatti di silenzi e finte rassicurazioni"

REGGIO EMILIA – Forza Italia e Fratelli d’Italia intervengono su quanto sta accadendo nella città capoluogo, dove la procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per 24 delle 26 persone alle quali nel settembre 2020 era stato notificato l’avviso di fine indagini nei loro confronti, nell’ambito dell’inchiesta sulle irregolarità riscontrate nella gestione di appalti pubblici indetti dal Comune di Reggio.

Scrive Gianluca Nicolini, coordinatore provinciale di Fi: “A fianco del garantismo, un altro pilastro su cui sono fondati i nostri valori è il rispetto per i cittadini e per il bene comune. Per questo non possiamo esimerci dal chiedere al sindaco Vecchi di spiegare alla città cosa non ha funzionato nella macchina amministrativa comunale durante il suo mandato. Al netto della rilevanza penale o meno dei fatti contestati agli indagati che sarà appurata nelle opportune sedi, quanto emerge dalle indagini della Procura è un malcostume diffuso in settori comunali dove si sono favoriti alcuni soggetti a scapito di altri, tanto da far emergere ‘una radicata prassi volta a confezionare bandi su misura’”.

Forza Italia rinnova quindi “la sua richiesta di chiarezza e sincerità da parte del primo cittadino e della sua maggioranza perché siano dipanate sul piano politico le nebbie che si sono addensate in questi mesi fatti di silenzi e finte rassicurazioni”.

Aggiunge Marco Eboli, portavoce di Fdi: “La decisione del Procuratore capo della Repubblica, reggente, Isabella Chiesi, di chiedere il rinvio a giudizio per 24 dirigenti del Comune di Reggio Emilia, su 47 indagati, tra i quali il sindaco PD Luca Vecchi è un passaggio importante. Nell’attesa della decisione del gup, non si può non rilevare, il dettaglio e la dovizia di informazioni che accompagna la decisione del giudice Chiesi che ipotizza una serie di reati attinenti prevalentemente ai bandi di gara e parla di “consolidata prassi” rilevata dalle indagini, in uso presso il Comune di Reggio Emilia. Allo stato dei fatti, dovendosi, doverosamente attendere le prossime decisioni della magistratura, un dubbio sorge però spontaneo: il sindaco, e la giunta comunale non si erano mai accorti di nulla?”