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Frode fiscale e bancarotta fraudolenta, imprenditore arrestato

Secondo le accuse delle fiamme gialle la sua impresa avrebbe emesso fatture inesistenti per 6 milioni di euro che avrebbero comportato un'evasione di 2 milioni

REGGIO EMILIA – Stamattina la Finanza ha arrestato Lorenzo Aldrovandi, un imprenditore 54enne di Reggiolo, con l’accusa di frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Tutto è partito da una verifica fiscale avviata, nel 2019, dalla tenenza della Guardia di Finanza di Guastalla, nei confronti di una società reggiana formalmente attiva nel settore dell’installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e condizionamento.

Dalle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Iacopo Berardi, sarebbe emerso che questa impresa, per mano dell’amministratore di fatto, soggetto formalmente estraneo all’assetto societario, ma in realtà unico dominus e ideatore dell’intero progetto criminoso, abbia conseguito illeciti risparmi d’imposta per circa 2 milioni di euro. L’impresa si sarebbe avvalsa, in particolare, di costi fittizi generati da fatture per
operazioni che sarebbero state oggettivamente inesistenti, emesse da un’ampia serie di società cartiere, per oltre 6 milioni di euro.

Lo sviluppo delle indagini avrebbe fatto emergere ulteriori vicende criminose, attribuibili, in via principale, sempre al medesimo imprenditore, sia quale
amministratore di fatto della società verificata, sia quale dominus di una ulteriore
impresa dichiarata fallita dal Tribunale di Reggio Emilia.

La società sottoposta a verifica, che sarebbe stata già utilizzatrice di false fatture, avrebbe emesso, a sua volta, tra il 2016 e il 2020, fatture per operazioni inesistenti a favore di terze imprese, operanti nelle province di Parma, Vercelli, Milano e Brescia, per un importo complessivo di circa 6 milioni di euro.

Con riferimento, invece, alla società fallita, le articolate indagini patrimoniali e
finanziarie condotte dalle Fiamme Gialle di Guastalla hanno permesso di scoprire
che l’imprenditore arrestato, per procurare a sé e ad altri un ingiusto profitto e arrecare pregiudizio ai creditori, avrebbe nascosto e distrutto la totalità delle scritture contabili e distratto dal patrimonio della società fallita l’importo di circa 300mila euro, così cagionando il dissesto della società.