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Ex Reggiane, ci sono fra i 60 e gli 80 “invisibili”

In commissione un piano per svuotare i capannoni con corridoi umanitari

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REGGIO EMILIA – Sono tra i 60 e gli 80 i cittadini che attualmente vivono “ai margini” nei capannoni industriali dismessi dell’area ex Reggiane di Reggio Emilia. La stima (perche’ il ricambio e’ molto elevato) e’ fornita dall’assessore comunale al Welfare, Daniele Marchi, intervenuto ieri sera in commissione in municipio per aggiornare, nella seduta convocata su richiesta della Lega, sullo stato del progetto per riqualificare l’area, da anni una delle piu’ degradate della citta’.

Gia’ nel 2018 una trentina di occupanti degli immobili sono stati accolti in altri luoghi e avviati, con un approccio multidisciplinare, a percorsi di reinserimento sociale o lavorativo. La “bussola” dei nuovi interventi da compiere e’ data invece dal protocollo firmato a dicembre dell’anno scorso tra Comune, Ausl, Regione e Diocesi, con il supporto di diverse associazioni del terzo settore, per realizzare dei “corridoi umanitari” a favore degli “inquilini” delle Reggiane.

A breve il sindaco Luca Vecchi firmera’ due ordinanze, necessarie per dare corso ad altrettante azioni previste negli edifici, che sono di proprieta’ privata e precisamente dell’imprenditore Luciano Fantuzzi. Con i provvedimenti si dara’ corso a una rimozione generale dei rifiuti della zona da un lato e all’ostruzione dell’ingresso dei ritrovi di fortuna dall’altro, per impedire che gli stabili vengano nuovamente occupati abusivamente. Le spese saranno anticipate dal Comune, che si rivarra’ poi sul proprietario.

Per le ex Reggiane “il piano – sottolinea Marchi – non ha lo spirito ne’ i metodi di uno sgombero, ma ha un approccio diverso”. Questo pero’ non vuol dire che il progetto manchera’ di fermezza. “Coloro che possono essere accolti saranno accolti, coloro che devono essere espulsi lo saranno come lo sara’ chi deve essere arrestato”.

Gli “invisibili” delle Reggiane hanno una composizione molto eterogenea: sono per la maggior parte stranieri, alcuni regolari, altri no ma in condizione di poverta’ estrema, altri ancora in attesa di risposta sulla richiesta del permesso di soggiorno o usciti dai percorsi di accoglienza. A questi, come confermano le operazioni di fatto quotidiane della Polizia, si affiancano persone dedite al crimine, che gestiscono tra le macerie una fiorente piazza di spaccio di valenza sovraprovinciale, si spiega.

Uno specifico accordo con l’Ufficio Immigrazione della Questura sara’ per questo sottoscritto, per valutare i documenti e la posizione delle persone da soccorrere. Dall’anno scorso anche l’Ausl di Reggio ha potenziato la sua presenza per assicurare un presidio di salute pubblica nel contesto della pandemia.

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