Commercio, esplode la rabbia degli ambulanti: “Vogliamo lavorare” foto

Un corteo strombazzante di circa 150 furgoni ha invaso la circonvallazione di Reggio Emilia. La protesta: "Chiusi anche se più sicuri dei negozi"

REGGIO EMILIA – Gli operatori emiliani del commercio su aree pubbliche hanno perso la pazienza. Dopo un anno di aperture a singhiozzo, ristori giudicati insufficienti e norme considerate penalizzanti perche’ ammettono la vendita nei negozi degli stessi prodotti vietati nei mercati all’aperto, gli ambulanti hanno deciso di alzare il volume. Lo hanno fatto letteralmente stamattina con un corteo strombazzante di circa 150 furgoni che ha invaso la circonvallazione di Reggio Emilia per sottolineare le difficolta’ di un settore “ormai allo stremo”.

Alla manifestazione  -a cui ne seguira’ una in Romagna – hanno partecipato i commercianti reggiani, ma anche della provincia di Modena, Parma e del mantovano. “Aperti al chiuso e chiusi all’aperto” uno degli slogan dell’iniziativa organizzata da Anva-Confesercenti Emilia-Romagna, che ha anche stilato un documento di richieste da spedire sul tavolo di Mario Draghi.

“La situazione di questo settore e’ ormai critica. Siamo ancora chiusi e siamo le uniche attivita’ che non possono vendere prodotti di prima necessita’, nonostante siano stati approntati nuovi piani di sicurezza in collaborazione con i Comuni e dopo aver messo in atto tutti i provvedimenti utili per il distanziamento sociale e per garantire tutti gli standard di sicurezza”, spiega Dario Domenichini, presidente regionale della Confesercenti e dell’associazione degli ambulanti (Anva).

Inoltre, “la cosa piu’ assurda e’ che i mercati sono all’aperto, dove tutti concordano sul fatto che i contagi risultano molto piu’ difficili. Vogliamo ora sapere se e’ intenzione del Governo di far morire gli imprenditori del settore oppure a prevalere sara’ il buon senso, prevedendo seri piani per la ripartenza”.

Ma “di sicuro – conclude Domenichini – non possiamo piu’ andare avanti cosi'”. Lo conferma Alberto Guaitoli, a capo degli operatori mercatali di Modena: “Gia’ l’anno scorso – sottolinea – abbiamo accumulato dei debiti. Ora abbiamo assolutamente bisogno di lavorare perche’ abbiamo famiglia anche noi”. I mercati “soprattutto nei piccoli paesi di campagna o in Appennino, sono anche un servizio sociale per le comunita’”, aggiunge Guaitoli.

Claudio Rodighiero, rappresentante dei 250 operatori ambulanti di Reggio Emilia, fa notare: “Nell’ultimo anno ci sono state molte chiusure perche’ nel 2020 tra chiusure, mancati ristori, e l’eta’ avanzata, in molti hanno scelto di non continuare l’attivita’ senza prospettive”. Nei “mercati ci sono moltissimi posti vuoti, sia di chi iniziava, sia di commercianti storici, al punto che i posti sono stati ridimensionati: nei paesi della montagna stimiamo che almeno il 10% dei posti sia oggi vuota”.

Continua Rodighiero: “Noi riteniamo, ma a dirlo e’ anche la scienza, che quelle nei mercati sono le forme di acquisto piu’ sicure perche’ si svolgono all’aperto”. Quindi “il fatto di vedere che a certe attivita’ che hanno la nostra stessa merce possono rimanere aperte anche il sabato e la domenica e’ per noi una grandissima ingiustizia e non ne comprendiamo il motivo. Se il leit motiv e’ la sicurezza, allora i piani vanno rivisti”.

Le richieste dell’Anva, dunque, puntano a dare respiro alle aziende del comparto, per la maggior parte a conduzione familiare. Quelle ufficiali al Governo riguardano la possibiita’ di poter continuare a lavorare “sempre”, ristori immediati per i giorni di effettiva chiusura e cancellazione della Cosap (la tassa di occupazione del suolo pubblico) per tutto il 2021, ammettendo infine in zona rossa la possibilita’ di vendere i generi di prima necessita’ anche nei mercati (fonte Dire).