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Carcere, un detenuto su tre è contagiato: “Siamo al collasso”

L'allarme dell'agente Anna La Marca (Sinappe): "Ci sono 70 agenti indisponibili. I ritmi sono incredibili, il burnout è a un soffio"

REGGIO EMILIA – Nel carcere di via Settembrini a Reggio Emilia un detenuto su tre e’ positivo: sono 119 – di cui cinque ricoverati all’Arcispedale Santa Maria Nuova – i contagiati sul totale di 360 ristretti (a fronte di una capienza regolamentare di 280). A questi vanno aggiunti oltre 70 agenti indisponibili: una ventina di positivi e una cinquantina in isolamento.

“Sabato scorso i detenuti positivi erano meno di 80, oggi sono quasi 120: piu’ tamponi si fanno, piu’ positivi si trovano. La struttura e’ al collasso, i numeri fanno paura: si respirano paura, stanchezza e tensione”: a fare il quadro della situazione e’ Anna La Marca, agente penitenziario in servizio nella sezione femminile nella casa circondariale cittadina e sindacalista del Sinappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria.

Spiega: “Sarei in ferie, ma vado lo stesso. Da un mese a questa parte facciamo turni anche di 12, 14 ore. Sono arrivati solo nove innesti di personale, colleghi degli altri istituti della regione. C’e’ chi fa il pendolare, chi pernotta qui con la copertura di vitto e alloggio. Come incentivo e’ stata prevista l’indennita’ di missione, ma e’ chiaro che non sia allettante l’idea di andare a lavorare, anche se per un periodo limitato di tempo, dentro a un focolaio. Siamo pochi, pochissimi: dei detenuti ricoverati, un paio devono anche essere piantonati. I numeri non ci sono”.

Nei mesi scorsi era stata individuata una sezione dedicata ai positivi – 34 posti – ma e’ piena da giorni, cosi’ chi si e’ contagiato successivamente e’ obbligato a rimanere nella propria camera detentiva. Oggi tutti i detenuti, positivi e negativi, rimangono chiusi h24. La prima ondata aveva risparmiato l’istituto reggiano: zero contagi tra i detenuti, solo tre agenti penitenziari risultati positivi alla fine dell’estate.

Era il 31 gennaio 2021 quando ancora si parlava di carcere “Covid free”. Poi la situazione e’ precipitata. Cosa e’ successo? “Difficile stabilirlo ma, per onore di cronaca, va detto che qui le attivita’ non si sono mai fermate, dopo la ripresa dello scorso autunno. Le lezioni erano in presenza, le attivita’ ‘collaterali’ erano tutte ripartite. Era come se si fosse tornati alla normalita’, con tante persone esterne che avevano ricominciato a frequentare questo luogo. Cosi’ siamo andati avanti fino a circa un mese fa, quando la situazione ha cominciato a precipitare”.

Sono solo due le sezioni senza casi di Covid, a oggi: la sezione con le detenute comuni (sono stati registrati, invece, casi di positivita’ anche tra le detenute del circuito massima sicurezza) e la sezione trans, “ovvero le sezioni che, gia’ da prima, non fruivano di nessuna attivita’”, sottolinea La Marca. Per gestire la situazione, agli agenti sono forniti calzari, cuffie, occhiali, guanti, mascherine ffp2.

Nel frattempo prosegue il piano vaccinale: a La Marca la prima dose di AstraZeneca e’ stata somministrata il sabato di Pasqua. “C’e’ stata un po’ di confusione anche sui vaccini: in un primo momento sembrava non fosse necessario avere un tampone negativo per la somministrazione, poi si e’ capito che era esattamente il contrario. Questo di certo non ha accelerato i tempi”. Naturalmente, dopo l’incremento dei casi di positivita’, tutte le attivita’ sono state bloccate, ma ai familiari e’ sempre concesso portare i pacchi alle persone detenute, che vengono poi igienizzati e consegnati nell’arco di 24 ore. E se prima del boom di contagi non erano previsti screening, adesso vengono effettuati tamponi a tappeto.

A questa delicata situazione vanno ad aggiungersi altre perplessita’: “Quando entriamo in turno non sappiamo se, una volta finito, potremo tornare a casa – spiega La Marca -. Ci siamo organizzati portando sempre un cambio e individuando alcuni spazi per poter, eventualmente, riposare. I ritmi sono incredibili, il burnout a un soffio. Anche i sanitari non sono presenti h24, ci son giorni in cui non abbiamo medici dalle 16 al giorno dopo. E se un detenuto sta male non possiamo che chiamare il 118, ingolfando ancora di piu’ un sistema sanitario gia’ saturo. I tagli alla sanita’ hanno ricadute sin qui. Infine ci domandiamo: il carcere e’ pieno ed e’ un cluster. Come e quando avverra’ la sanificazione?”.

Lo scorso sabato, i primi accenni di protesta: “La popolazione detenuta sa che ci stiamo adoperando anche per loro, ma i nervi cominciano a cedere. Stiamo vivendo un’emergenza senza precedenti: chiediamo all’amministrazione e alle istituzioni di aiutarci a reagire. Reggio potrebbe diventare un esempio per altri istituti”. E proprio per alleggerire la situazione, Fp-Cgil, Fns-Cisl e Uilpa hanno chiesto l’installazione di un ospedale da campo nel cortile interno dell’istituto penitenziario e la presenza dell’esercito a presidiare l’esterno. La richiesta e’ stata inoltrata al prefetto di Reggio, al direttore generale dell’Ausl e al provveditore dell’amministrazione penitenziaria di Bologna: obiettivo, trasferire i detenuti positivi e igienizzare tutti gli ambienti della casa circondariale (fonte Dire).