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“Angeli e Demoni”, ultimo round su eccezioni preliminari

Il pm fa ascoltare le intercettazioni. Le parti civili: sono corpo del reato

REGGIO EMILIA – E’ andato in scena oggi nel processo “Angeli e Demoni” l’ultimo round tra accusa e difesa sulle eccezioni preliminari. L’esito del “match” sara’ decretato il 6 maggio, quando con un’ordinanza il giudice Dario De Luca si pronuncera’ sull’ammissione, o meno, dei rilievi sollevati dai legali dei 24 indagati per i cosiddetti “fatti di Bibbiano”, cioe’ i presunti allontanamenti irregolari di minori dalle famiglie naturali in val d’Enza ad opera di assistenti sociali che ne certificavano abusi di cui si contesta l’esistenza.

Il tutto, secondo la Procura di Reggio, per alimentare anche un sistema di servizi di psicoterapia – affidati in appalto alla onlus torinese “Hansel e Gretel”- con prezzi gonfiati rispetto al servizio sanitario nazionale. Le questioni principali poste dalle difese riguardano da un lato la mancanza di atti nel fascicolo di indagine che comprometterebe il diritto alla difesa dei loro assistiti e renderebbe perfino nullo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. E dall’altro la legittimita’ dell’utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche.

Alcune di queste, sostengono i difensori, sarebbero nello specifico da cassare perche’ inerenti reati diversi da quelli contestati ai loro assistiti. Altre invece riguardano reati che, per le pene lievi che comportano, la legge non consente di intercettare chi li commette. Dopo il “secondo giro” di parola concesso nei giorni scorsi ai legali per illustrare nuovamente le eccezioni, stamattina ha quindi replicato il pubblico ministero Valentina Salvi che, per ora solo a titolo esemplificativo, ha fatto ascoltare in aula alcuni degli audio captati dagli investigatori, per dimostrarne tuttavia la pregnanza ai fini probatori.

Una mossa accolta a denti stretti dalle difese, mentre alle argomentazioni del sostituto procuratore si sono associate (in tutto o parzialemente) alcune parti civili. Tra queste la Regione e “Gens Nova” e “Il Colibri’, le uniche due associazioni in difesa dei diritti delle donne e dei minori la cui costituzione nel processo e’ stata ammessa. L’avvocato Elena Fabbri, oggi in aula a rappresentarle entrambe, spiega perche’ appoggia la tesi della Procura. “Tutta la giurisprudenza maggioritaria non prevede assolutamente la nullita’ per la mancanza di alcuni atti che, come il pubblico ministero ha correttamente evidenziato, c’e’ stata per un mero errore a fronte di centinaia di sommarie informazioni”.

Insomma “e’ piu’ che normale che alcuni atti possano sfuggire dal fascicolo e, specialmente quando questi atti sono stati molto correttamente messi a disposizione delle parti, a mio avviso questo non ha portato ad alcun vulnus per le difese che non sono stati private di atti fondamentali, ma solo di alcuni atti assolutamente marginali”. Per quanto riguarda le intercettazioni, Fabbri afferma: “Sono assolutamente acquisibili e utilizzabili come prevede la giurisprudenza laddove ci sia una connessione anche se sono state disposte per altri reati. Su questo la Cassazione si e’ espressa in piu’ punti e nel caso specifico ritengo che le connessioni emerse siano forti”.

In merito alle intercettazioni che invece non rispettano i cosiddetti limiti edittali di pena previsti dalla legge, sottolinea l’avvocatessa, “abbiamo spiegato che quelle costituiscono il corpo di reato e pertanto sono sempre acquisibili a prescindere dal tipo di materiale, che siano foto, video o audio”. Quindi conclude Fabbri, “il pubblico ministero ha fornito un quadro di quello che c’e’ dietro a questo processo e di che cosa e perche’ vada acquisito”.