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Scuola, in trecento per dire “no” alla Dad in piazza Prampolini foto

Scrivono gli organizzatori: "È inconcepibile che ci si avvii verso l’imminente pausa per Pasqua senza sapere se il 7 aprile ritroveremo i cancelli delle scuole aperti"

REGGIO EMILIA – In trecento in piazza Prampolini, in contemporanea con 67 città italiane, per dire no alla Didattica a distanza. La manifestazione si è tenuta ieri. Scrivono gli organizzatori: “È inconcepibile che ci si avvii verso l’imminente pausa per Pasqua senza sapere se il 7 aprile ritroveremo i cancelli delle scuole aperti. L’ironia del calendario vuole che, alla vigilia di Natale, avessimo preparato gli striscioni “Ci vediamo il 7”. Richiesta e monito di riaprire le scuole il 7 gennaio allo scadere della pausa di fine-inizio anno. Ora li dovremo appendere di nuovo per un 7 aprile: altri tre mesi passati in questo modo”.

E aggiungono: “In questi giorni la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia ha detto che il governo “sta valutando” la riapertura delle scuole dei più piccoli e delle più piccole anche in “zona rossa”. Noi è da inizio marzo che ripetiamo “la scuola non si chiude con nessun colore”. Ministro Bianchi, dove si trova? Staremo a vedere se le dichiarazioni della ministra Bonetti sono il segno che al Governo è giunta eco dell’esasperazione: quella di ragazze e ragazzi, quella della parte del Paese, sempre più ampia, consapevole che tenere aperte le scuole sia questione di civiltà, che chiuderle sia incivile, che due anni scolastici passati in questo modo hanno passato il segno. Oppure se le dichiarazioni della ministra Bonetti servono solo a tener tutti buoni: la solita tattica dilatoria, una vaga promessa per tranquillizzare, disinnescare le proteste, dare un contentino a quelli che “vediamo, aspettiamo”, finché vedi come è già arrivato giugno”.

Gli organizzatori dell’iniziativa fanno notare che i focolai da Sars-Cov 2 in classe “sono molto rari (sotto il 7% di tutte le scuole) e la frequenza nella trasmissione da ragazzo a docente è statisticamente poco rilevante. È quattro volte più frequente che gli insegnanti si contagino tra loro, magari in sala professori. Oppure gli adulti in qualunque ufficio. Nel dettaglio, analizzando i tassi di contagio della popolazione per fasce d’età a partire dai mesi autunnali, l’incidenza di positivi tra gli studenti è inferiore di circa il 40% per le elementari e medie e del 9% per le superiori rispetto a quella della popolazione generale. È anche indicativo che a fronte di un elevato numero di test effettuati ogni settimana negli istituti, meno dell’1% dei tamponi siano risultati positivi. Alla riapertura delle scuole non è corrisposta una crescita della curva pandemica: i contagi salgono per le classi di età 20-59 anni e solo dopo due o tre settimane tra gli adolescenti”.

E concludono: “L’altra notizia sulla scuola è una novità del 23 marzo: gli organici docenti previsti per il prossimo anno sarebbero sostanzialmente identici a quelli dell’anno scorso – sì l’anno scorso quando è venuto fuori che mancavano 200 mila e più insegnanti per far cominciare l’anno regolarmente. Dopo l’affetto, caro ministro, vogliamo anche la prova d’amore. Il Ministero dell’Istruzione ci apparecchia già un’estate come quella scorsa, durante la quale non sapevamo cosa ci sarebbe toccato a settembre? Gli studenti non hanno nessuna certezza, nessuna, si aspettano risposte certe dagli adulti.  Le alternative ci sono e partono sempre dalle scuole aperte, la scuola si cura, non si chiude. Cari Ministri, caro Presidente Draghi, aprite le scuole whatever it takes. Torneremo ogni venerdì finché tutte le scuole non riapriranno”.