Rolo, maltratta la moglie per anni: arrestato

L’uomo, che prima del processo aveva minacciato di darsi fuoco, è stato condannato a 2 anni e 2 mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni

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ROLO (Reggio Emilia) – Maltrattamenti in famiglia: 66enne di Rolo arrestato dai carabinieri. L’uomo, che prima del processo aveva minacciato di darsi fuoco, è stato condannato a 2 anni e 2 mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Tra il 2007 e l’agosto del 2015 una 59enne di Rolo aveva dovuto subire le sue violenze ed era stata picchiata, anche in presenza dei figli, e minacciata con un coltello, nonché privata del danaro che guadagnava, specie dopo che il marito aveva perso il lavoro.

La donna si era rivolta ai carabinieri di Fabbrico denunciando il marito e separandosi da lui. Quindi l’iter processuale con l’uomo che il 3 marzo 2019, il giorno prima del processo, aveva dato in escandescenze e, tra urla e minacce, aveva minacciato di darsi fuoco, tenendo col fiato sospeso carabinieri, operatori sanitari e alcuni residenti del palazzo per quasi tre ore. Poi si era arreso ed era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.

Il 9 luglio dell’anno scorso l’uomo è stato condannato dal Tribunale di Reggio Emilia a 2 anni e 2 mesi di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La sentenza, divenuta esecutiva, ha visto l’ufficio esecuzioni penali della Procura reggiana emettere a suo carico un ordine di carcerazione per l’esecuzione della condanna che, l’altro ieri, è stato eseguito dai carabinieri della stazione di Fabbrico che, una volta rintracciato il 66enne, lo hanno arrestato e portato in carcere.

L’uomo sarà chiamato sul banco degli imputati anche in futuro. Infatti dopo la separazione con la moglie, avvenuta nel 2015, tra febbraio e maggio del 2018 aveva iniziato a tenere una serie di condotte persecutorie nei confronti dell’ex moglie concretizzatesi con insulti e minacce di morte proferite anche davanti alla figlia, violenza fisiche (dopo averle dato un pugno in testa le aveva lanciato un sasso che, fortunatamente, non aveva colpito la donna grazie alla sua prontezza di riflessi) e pedinamenti che hanno visto la donna costretta a cambiare anche le abitudini di vita per paura che potesse succederle qualcosa. Per questi motivi al 66enne era stato imposto il divieto di avvicinamento.

Misura che, tuttavia, non era bastata per arginare la condotta persecutoria del 66enne tanto che l’uomo era finito in manette in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari. Sebbene infatti il Tribunale di Reggio Emilia a maggio del 2018 gli avesse imposto il divieto di avvicinamento all’ex moglie e alla sua abitazione, nonché ad ogni luogo frequentato dalla donna, l’uomo aveva violato in maniera reiterata il provvedimento continuando a perseguitare l’ex attraverso l’invio di messaggi vocali con minacce ed offese, pedinandola e raggiungendola in un bar dove l’aveva ripetutamente offesa, arrivando anche a presentarsi sotto l’abitazione in spregio al provvedimento cautelare. Per questi fatti, successivi a quelli che l’hanno visto ora finire in carcere, il 66enne deve ancora essere giudicato.

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