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Riqualificazione urbanistica, ecco il piano che unirà la stazione alle ex Reggiane

Servono 76 milioni di euro. Nei condomini fra via Turri e via Paradisi ci sono 200 residenti che dovranno lasciare le loro case

REGGIO EMILIA – Si chiama “R60” ed e’ il primo progetto organico di riqualificazione urbanistica e sociale del quartiere della stazione di Reggio Emilia a sud dei binari ferroviari (in sostanza l’area di via Turri), in connessione con il cosiddetto “Parco dell’innovazione” dell’area ex Reggiane posta a nord. Si tratta di un’ambiziosa operazione che il Comune presenta oggi dopo oltre un anno di lavoro alla citta’, essendosi nel frattempo attivato per la ricerca delle risorse necessarie.

Sono in particolare tre i progetti candidati dall’amministrazione ad un bando del ministero delle infrastrutture, a cui l’ente locale chiede un finanziamento di 15 milioni sui 24,8 complessivi necessari a realizzarli. Il tutto nel contesto di un quadro generale per ridisegnare il volto della zona stazione che prevede interventi complessivi per circa 76 milioni. La prima operazione prevista e’ anche quella piu’ delicata dal punto di vista sociale.

Coinvolge infatti circa 200 residenti del cosiddetto comparto “902”, tra via Turri e via Paradisi, che vivono nei condomini dei numeri civici 12, 14 e 16 al “confine” con il sovrappasso di viale del Partigiano. Come i loro vicini di casa dei civici 6, 8 e 10, devono prepararsi a lasciare casa per dare campo libero alla costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale.

Un intervento che nei numeri dal 6 al 10 e’ attuato riqualificando l’esistente, mentre dal 12 al 16 mediante l’abbattimento e la ricostruzione ex novo dell’edificio. A lavori ultimati saranno 51 gli appartamenti pubblici realizzati con alti criteri di efficienza energetica, di cui circa 20 sottoposti ad una clausola di “vendita convenzionata” con prelazione per gli ex residenti che volessero continuare a rimanere nel quartiere.

“Una decina di giorni fa – spiega l’assessore alla Casa Lanfranco De Franco – ho incontrato i cittadini per spiegare loro il progetto e fornire tutte le informazioni sulle soluzioni di ‘accompagnamento all’abitare’ aperte nei loro confronti”. Inoltre, spiega l’assessore, “il progetto e’ corredato da una lettera che ne attesta l’interesse non solo da parte delle 23 associazioni del quartiere firmatarie di un accordo col Comune per il rilancio della zona al 2023, ma anche da altre realta’ che non fanno parte della cabina di regia che coordina le azioni”.

Nel quadrante 902 i metri quadri di residenza saranno 10.500, piu’ 5.000 di funzioni pubbliche. Si prevedono in particolare due nuove palestre, il deposito esterno dei libri delle biblioteche e uno spazio specifico per la creativita’ giovanile con tecnologie digitali. Marco Corradi, presidente di Acer (che si e’ impegnata ad anticipare due milioni e ad aiutare nella ricerca dei fondi), fa notare: “In termini di efficienza e servizi pubblici gli inqulini dei nuovi alloggi avranno un risparmio tra i 4 e i 6000 euro all’anno. Una cifra enorme rispetto a chi vive in case tradizionali”.

La seconda opera candidata al bando ministeriale e’ poi un sovrappasso ferroviario ciclopedonale (largo 8 metri) che dalla “sponda” sud di piazza Domenica Secchi scavalchera’ la ferrovia, connettendo fisicamente il quartiere alle ex Reggiane, dove e’ previsto il terzo intervento. E’ la riqualificazione del Capannone 17/2 soprannominato “la cattedrale” e di parte del capannone 15/C, che insieme ospiteranno i corsi di laurea di Unimore incentrati sul digitale, rappresentando di fatto il quarto polo in citta’ dell’ateneo.

“Soprattutto nell’epoca della pandemia che stiamo vivendo – commenta il sindaco Luca Vecchi – credo sia compito di un’amministrazione consegnare alla citta’ una visione di futuro. E siccome io stesso sono stato criticato nello scorso mandato per non aver proposto un piano organico sulla stazione (ma le elezioni le ho vinte anche li’), oggi siamo pronti a consegnare alla citta’ questa proposta strategica”.

Aspettando il responso del bando previsto tra circa 6 mesi, il primo cittadino ci crede: “Se anche non dovessimo vincere il finanziamento – conclude Vecchi – nulla vieta che i privati si facciano avanti per manifestare interesse a questo primo e innovativo progetto per il rilancio del quartiere”.