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Questura, immigrato si accoltella all’addome nell’ufficio immigrazione

Ne dà notizia Cosimo Pederzoli, coordinatore provinciale di Sinistra italiana, che commenta: "Servono mediatori culturali, perché una notifica, se comunicata senza il filtro linguistico adeguato, può diventare qualcosa di incomprensibile"

REGGIO EMILIA – Questa mattina un uomo invitato all’ufficio immigrazione della questura di Reggio Emilia, per la notifica di un atto, si è accoltellato all’addome. È ricoverato in ospedale. La notizia è stata data da Nextstopreggio ed è stata ripresa da Cosimo Pederzoli, coordinatore provinciale di Sinistra italiana, che aggiunge: “Sarebbe necessario, all’ufficio immigrazione in questura, per aiutare gli agenti in prima linea a svolgere al meglio il loro delicato incarico, il potenziamento dei mediatori culturali. Anche a livello numerico”.

Più tardi, in una nota, la questura ha specificato che il ferito è un ucraino di 61 anni sottoposto all’obbligo di firma, dal lunedì al venerdì di ogni settimana, come misura alternativa al trattenimento presso un centro di permanenza in attesa di rimpatrio. L’uomo è stato portato in ospedale: per lui una prognosi di 10 giorni. La questura ricorda che il provvedimento dell’obbligo di firma si applica nei confronti di stranieri privi di titolo di soggiorno, che sono in possesso di passaporto in corso di validità, in attesa del loro rimpatrio.

Il 61enne, già nel febbraio 2020, dopo la sua scarcerazione, era stato accompagnato in un Centro di Permanenza e successivamente definitivamente espulso dal territorio nazionale nel luglio del 2020. Rientrato illegalmente in Italia, era stato arrestato il 13 gennaio dagli agenti della questura. L’arresto è stato convalidato con contestuale remissione in libertà. Il 25 febbraio lo straniero è andato negli sportelli dell’Ufficio Immigrazione, dove gli addetti gli hanno notificato il decreto di rigetto di una istanza della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale competente e un nuovo provvedimento di espulsione del prefetto di Reggio Emilia.

Secondo Pederzoli, “aldilà dell’episodio odierno, parlo per esperienza lavorativa, una notifica, se comunicata senza il filtro linguistico adeguato, può diventare qualcosa di incomprensibile nella precaria esistenza di chi lotta per ottenere permessi in regola e una vita dignitosa”.

Conclude l’esponente di Sinistra italiana: “Più che l’introduzione di nuovi metal detector chiederei al questore Giuseppe Ferrari e al Prefetto Iolanda Rolli di rafforzare il servizio di mediazione culturale. Per una sicurezza che vada in tutte le direzioni”.

Commenta Marco Eboli, portavoce di Fdi: “Il fatto è gravissimo perché pone il problema del sistema di controlli e prevenzione presso la nostra Questura,ed anche quello dell’incolumita’ degli agenti di polizia e del personale civile. Fdi chiede al Questore Ferrari ed al Prefetto Rolli, immediati provvedimenti per la sicurezza dei cittadini e degli operatori”.