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Processo Angeli e Demoni, ultimi scontri su eccezioni preliminari

Il 6 maggio il giudice decide se accoglierle: poi il via alla scelta dei riti

REGGIO EMILIA – Nel processo “Angeli e Demoni” di Reggio Emilia si vede finalmente un primo punto fermo. A metterlo sara’ il giudice Dario De Luca, da cui si attende per il 6 maggio un’ordinanza in cui decidera’ se accogliere o meno le eccezioni preliminari presentate dai legali degli indagati dall’inizio del processo (il 30 ottobre 2020) ad oggi. Un passaggio di sostanza, dopo il quale dovrebbe aprirsi la fase della scelta dei riti da parte delle 24 persone coinvolte nell’inchiesta e l’avvio della relativa discussione.

Per quanto riguarda le eccezioni, a cui hanno replicato nei giorni scorsi il pubblico ministero e questa mattina le parti civili (otto enti e due associazioni), sono due le principali questioni sul tavolo. Da un lato la mancanza di atti nel fascicolo di indagine che, come sollevato dai loro avvocati, comprometterebe il diritto alla difesa degli indagati. Dall’altro la legittimita’ dell’utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti assistenti sociali coinvolti nel presunto giro di affidi illeciti di minori in val D’Enza.

Aspetti a cui il sostituto procuratore Valentina Salvi, titolare dell’inchiesta, ha ribattuto punto per punto, sottolineando tra l’altro che i documenti mancanti sono sei verbali di interrogatorio di persone informate sui fatti, su un faldone di migliaia di pagine. A sostenerlo stamattina anche le parti civili, che dopo aver evidenziato che gli atti sono stati gia’ integrati, hanno ribadito che la “violazione formale” non intacca la possibilita’ dei difensori di tutelare al meglio i loro assistiti.

Tutte le parti civili, quindi, si sono unite alla richiesta del pm di respingere le eccezioni avanzate dalle controparti. A queste il giudice ha concesso oggi un “bonus”, consentendo cioe’ un secondo giro di repliche che non e’ previsto. Ne hanno approffittato le difese dell’assistente sociale Valentina Ucchino, Federica Anghinolfi e di Nadia Bolognini, queste ultime considerate figure chiave nelle vicende incriminate in qualita’, rispettivamente, di ex capo dei Servizi sociali della val d’Enza e psicoterapeuta che (insieme al marito Claudio Foti) gestiva le sedute con i minori allontanati.

Da tutti questi collegi difensivi sono state depositate delle memorie, in replica a quella dell’accusa, per cui l’incompletezza del fascicolo comporterebbe, per alcune posizioni, fino alla nullita’ della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. I legali di Anghinolfi, in particolare, lamentano la mancanza di due tipi di documenti specifici, ritenuti per loro indispensabili. Si tratta dei fascicoli dei Servizi sociali reggiani relativi ai minori coinvolti nell’inchiesta che la Procura avrebbe acquisito gia’ nel 2018 e non ancora riversato nel proprio fascicolo. Documenti peraltro “non sovrapponibili” ai fascicoli relativi agli stessi minori, questi invece presenti agli atti, ma del tribunale dei Minorenni di Bologna.

Inoltre, i legali dell’ex capo dei servizi sociali chiedono copia delle chat contenute nei telefoni cellulari anche degli altri indagati, ritenute rilevanti per difendere Anghinolfi da 16 capi di imputazione. Nelle chat sarebbe infatti presente il lavoro di gruppo che tutti gli assistenti sociali indagati svolgevano sui minori, mentre il Pm avrebbe estrapolato solo alcuni singoli messaggi, non permettendo cosi’ di contestualizzarli. La palla rimarra’ nel campo dei difensori anche nella prossima udienza dell’8 aprile. Il 29 la parola torna al pubblico ministero e il 6 maggio al giudice. I lavori in tribunale a Reggio continuano poi il 20 e il 27 maggio.