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Lavoro, nasce Union: per la tutela e i diritti dei rider foto

Venerdì sospenderanno le consegne. Chiedono di arrivare ad una "Carta dei diritti", come quella firmata a Bologna. Vogliono dal Comune almeno un rifugio per andare in bagno

REGGIO EMILIA – I riders di Reggio Emilia si organizzano e battono i pugni per ottenere piu’ tutele e diritti. Sono circa una cinquantina i lavoratori aderenti alla neonata “Union” reggiana (costituita oggi), che gia’ venerdi’ faranno sentire la loro voce sospendendo come in altre 20 citta’ italiane le consegne per conto di Glovo, Just Eat, Deliveroo e Uber eats e invitando i cittadini a non ordinare cibo pronto dalle multinazionali del food.

Con un presidio davanti al municipio (alle 17.30) promosso dal sindacato Adl Cobas, chiederanno inoltre al Comune di Reggio azioni concrete per migliorare le proprie condizioni di lavoro e un tavolo per arrivare ad una “Carta dei diritti”, come quella firmata a Bologna. Nella citta’ del Tricolore a inforcare la bici per consegnare panini e piatti pronti, sono giovani e non, alcuni stranieri. C’e’ chi spinto dalla crisi da Covid ne ha fatto un’occupazione esclusiva e altri “disponibili” solo nel fine settimana per arrotondare. Ma a decidere per tutti quantita’, tempi e compensi dei recapiti e’ un’applicazione basata su “un algoritmo segreto”.

Lo spiega alla ‘Dire’ Alberto Seligardi, 27 anni, laureato a Londra in cooperazione internazionale e rider da due mesi, aspettando tempi migliori dopo la pandemia. Parla due lingue – inglese e francese – ma la sua denuncia e’ in italiano: “Ci dicono che siamo ‘imprenditori di noi stessi’ – racconta – ma in realta’ siamo lavoratori senza contratto, diritti e ammortizzatori sociali”. La “nostra vita e il nostro reddito – aggiunge – dipendono da un’applicazione che determina la paga di ogni consegna e che ti da’ piu’ o meno lavoro”.

A fine mese un rider puo’ guadagnare fino a 1.500 euro lordi ma questo, viene precisato, non e’ affatto scontato. “Dovrebbe infatti lavorare a pranzo e cena tutti i giorni, cosa che nella realta’ non si verifica spesso”. Cioe’, continua Seligardi, “un lavoratore puo’ dare la disponiblita’ ad effettuare consegne anche per quattro o cinque ore, trascorrerle all’aperto col freddo o col caldo, ma magari il sistema non gliene assegna nessuna”. Il “rischio di impresa” grava invece tutto sui lavoratori che si sobbarcano i costi di riparazione delle biciclette, telefono, linea internet e perfino mascherine e gel igienizzante.

“Se si verificano irregolarita’ nei compensi possiamo confrontarci con la piattaforma solo via mail, perche’ non c’e’ un ufficio sul territorio o un numero da chiamare”, sottolineano i riders. “Se invece tardiamo un minuto a partire per una consegna, siamo subito contattati telefonicamente dalla piattaforma per sapere perche'”. E poi “siamo esposti a rischio di incidenti stradali e rapine, ma infortuni e malattia non ci vengono riconosciuti”.

I lavoratori denunciano anche condizioni “ambientali” al limite della sopportazione. “Banalmente – spiega Silvio Rosati di Adl Cobas – non hanno un posto dove mangiare o andare in bagno fino a mezzanotte (quelli pubblici chiudono alle otto di sera e negli esercizi commerciali e’ vietato), ricaricare il cellulare, o aspettare gli ordini al coperto”. Una richiesta specifica dunque, quella di un “rifugio”, che i riders inoltrano al Comune.

“Come sindacato – conclude Rosati – siamo al loro fianco anche con il nostro ufficio legale”. Componente fondamentale dello sciopero di venerdi’, viene evidenziato, sara’ pero’ la solidarieta’ dei reggiani, a cui si chiede quel giorno di cucinare da soli (Fonte Dire).