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Lavoro, la Cgil: “Smart working segrega donne e raddoppia carichi”

Elena Strozzi, della segreteria Cgil: "Si aggiunge a cura famiglia: servono aiuti e congedi"

REGGIO EMILIA – Quando non perdono il lavoro, soprattutto le donne, faticano a conciliarlo con le esigenze di cura della famiglia che l’ingresso in zona rossa ha appesantito. Lo sottolinea Elena Strozzi, componente della segreteria della Cgil di Reggio Emilia, che spiega: “Il lavoro agile cui si rivolgono soprattutto le donne rischia di riconfermarsi come a marzo 2020, anche nella nostra provincia, una gravosa segregazione domestica in cui il lavoro a distanza si aggiunge a quello di cura, aumentato a dismisura dalle restrizioni imposte dallo status di “zona rossa”. Pensiamo solo alla chiusura delle scuole”.

Ecco perche’, prosegue Strozzi, “in questo quadro e’ difficile, per non dire incomprensibile pensare lo smart working come un alternativa alla fruizione di congedi” A questo proposito la sindacalista sottolinea: “L’emanazione del provvedimento sui congedi, pur con forte ritardo, agisce a copertura del periodo pregresso prevedendo la convertibilita’ dei congedi ordinari gia’ fruiti. Ma lavoratrici e lavoratori hanno fruito limitatamente di questo diritto a causa dell’incertezza della normativa sulla copertura retributiva e contributiva. Una considerazione, questa, che ci viene da un osservatorio privilegiato come quello del nostro Patronato Inca”.

Per il sindacato, dunque, vanno introdotte “forme di incentivazione all’utilizzo dei congedi da parte dei padri, sostegni a tutte le famiglie senza preclusioni e discriminazioni, ma soprattutto proteggere e rilanciare l’occupazione femminile che ha pagato e sta pagando un prezzo salatissimo alla crisi economica attuale”.