Quantcast

Lavoro, addette mense scuole “a rischio povertà”

Allarme dei sindacati: assunte con contratti di lavoro a 15 ore settimanali, registrano minimi retributivi che corrispondono a un netto mensile di 450 euro che in cassa integrazione precipitano

REGGIO EMILIA – Nuovo allarme nel capitolo ‘donne e contratti part-time’ in Emilia. Le lavoratrici delle mense scolastiche aziendali, infatti, si ritrovano a rischio poverta’ a Reggio Emilia e dintorni. Assunte con contratti di lavoro a 15 ore settimanali, registrano minimi retributivi che corrispondono a un netto mensile di 450 euro, i quali in cassa integrazione precipitano.

“Con il protrarsi della situazione attuale, si corre il rischio concreto di un’uscita dal mercato del lavoro per migliaia di addetti, per la stragrande maggioranza donne per con un’eta’ media oltre i 50 anni”.

Lo segnalano i sindacati Fisascat-Cisl Emilia Centrale e Uiltucs-Uil Reggio Emilia, evidenziando: “Quello che e’ avvenuto lo scorso anno durante l’emergenza sanitaria, e che si e’ ripresentato in questa nuova ondata pandemica, e’ la mancata riattivazione o la ripresa parziale dei servizi in appalto, per effetto dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro da parte delle imprese committenti a partire dal ricorso allo smart working”.

Con il boom di quest’ultimo, dunque, “si impone una riflessione sulle conseguenze e l’impatto economico del lavoro agile per un’ampia fetta di lavoratori e indotto, una quota importante per il territorio, che rischia perdita di lavoro e professionalita’ in mancanza di un valido modello di ripresa”, notano i sindacati.

Che quindi chiedono “interventi a sostegno delle lavoratrici, dei lavoratori e delle imprese del settore, a partire dalla richiesta di ammortizzatori sociali con causale Covid per un arco temporale coerente con la previsione di ripresa per sostenere l’occupazione e non disperdere professionalita’”.