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La protesta degli studenti: “Basta Dad, torniamo in presenza”

Davide Giardina, docente del liceo Spallanzani, lancia l'allarme: "Nelle scuole, anche dove insegno io, stanno crescendo i casi di depressione"

REGGIO EMILIA – Una decina di studenti, in rappresentanza di alcune scuole superiori reggiane, hanno protestato questa mattina, davanti al liceo Ariosto-Spallanzani, per chiedere la fine della didattica a distanza. C’erano alunni dello Spallanzani, del Canossa e dello Jodi. Oltre a loro erano presenti Davide Giardina, docente allo Scientifico di italiano e latino e un’altra sua collega che insegna al liceo Rinaldo Corso Correggio.

Davide Giardina ha detto a Reggio Sera: “Chiediamo di tornare in presenza perché nelle scuole, a livello regionale, abbiamo avuto solo il 3 per cento dei contagi, mentre nelle aziende, per esempio, non c’è stato lo stesso tracciamento che c’è stato nelle scuole. Temiamo che saremo gli ultimi a riaprire. Vogliamo fare vedere che la Dad non è scuola, ma è stare davanti a un computer e fare attività nozionistica, mentre a noi docenti ci insegnano che la socialità e lo stare in classe è alla base dello sviluppo dell’alunno, perché è li che impara a trovare il suo spazio nel mondo”.

E poi lancia un allarme. Dice: “Nelle scuole, anche dove insegno io, stanno crescendo i casi di depressione e di studenti che, quando sono in dad, faticano perfino ad alzarsi dal letto, per non parlare della crescita dei disturbi alimentari. Il danno peggiore è in termini fisici e psicologici. E’ una violenza che subiscono quella di stare tutto il giorno davanti al computer. Per non parlare del fatto che la didattica a distanza è un problema per le famiglie meno abbienti e non consente di sviluppare le capacità dell’alunno. Con la dad gli studenti bravini perdono la motivazione e quelli che non sono bravi in una data disciplina vengono ignorati. Non è una didattica inclusiva”.

Gli studenti scenderanno in piazza Prampolini domani pomeriggio alle 17 e poi sciopereranno la mattina del 26 marzo. Conlcude Giardina: “Andremo avanti così fino a quando non ci ascolteranno. Vogliamo scuole aperte con un presidio sanitario e infermieristico. E poi, e questo non vale solo in tempi di Covid, lo stop alle aule pollaio con classi al massimo di venti alunni”.