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Ex Reggiane, in dieci fuori dai capannoni abbandonati

Sono stati accolti nelle strutture della rete per l'accoglienza invernale. Ne restano ancora una ottantina

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REGGIO EMILIA – Sono una decina le persone senza dimora che, a Reggio Emilia, hanno gia’ imboccato i “corridoi umanitari locali” per uscire definitivamente dai capannoni abbandonati delle ex Reggiane e reinserirsi nella societa’, venendo ora accolti nelle strutture della rete per l’accoglienza invernale. Lo fa sapere l’assessore al Welfare Daniele Marchi che ha aggiornato ieri il Consiglio comunale sullo stato di avanzamento del progetto “Reggiane Off”.

Si tratta delle azioni concordate in un protocollo dello scorso dicembre tra Comune, Regione, Diocesi e Ausl che (operano in una cabina di regia in stretto contatto con la Prefettura) per svuotare “entro tre mesi” (condizione posta espressamente dal vescovo Massimo Camisasca) una parte degli immobili industriali dismessi dai loro inquilini abusivi. L’area interessata e’ quella ancora privata in mano all’imprenditore Luciano Fantuzzi dove vivono in alloggi di fortuna un’ottantina di persone povere, in maggioranza migranti da Paesi non europei, che sbarcano il lunario con espedienti e – in alcuni casi – reati.

E’ l’altra faccia di una medaglia in cui, accanto ai ricercatori delle aziende all’avanguardia che lavorano nei capannoni acquistati e ristrutturati dal Comune di Reggio (tramite la partecipata Stu Reggiane) vive una comunita’ ai margini, formata da persone in regola con i permessi di soggiorno ma indigenti, giovani richiedenti asilo, fuoriusciti dai percorsi di accoglienza e presenze meno stabili che trovano nella zona un rifugio occasionale. In gergo tecnico e’ uno degli “insediamenti informali” piu’ grandi della regione.

Nei giorni scorsi intanto i firmatari dell’intesa, convocati dal sindaco Luca Vecchi, hanno nominato il coordinatore operativo degli interventi previsti nei prossimi mesi, scelta caduta sull’ingegner Massimo Repetti. Lo step successivo prevede in particolare la risistemazione dei capannoni oggi liberati ma ancora accessibili in modo indebito, attraverso la chiusura o la riduzione degli spazi potenzialmente di nuovo occupabili per evitare nuovi accessi irregolari. Il protocollo di fine 2020, oltre ai controlli costanti delle forze dell’ordine, ha previsto l’attivazione di un servizio di presidio e vigilanza dell’area.

“Reggiane Off – dice l’assessore Marchi intervenuto su una mozione della maggioranza (approvata) che impegna a proseguire nell’intervento – e’ un progetto di comunita’. Non e’ uno sgombero e nemmeno una deportazione. Abbiamo attivato in queste settimane un intenso lavoro di tessitura di relazioni, condivisione di obiettivi e raccolta di disponibilita’ da parte di organizzazioni e singoli”. La “risposta che stiamo trovando, in tanti, da’ molta fiducia e conferma il tessuto diffuso nella citta’ di persone e organizzazioni pronte a mettersi a disposizione, al fianco di chi fa piu’ fatica”, aggiunge l’assessore. Confermando infine: “L’obiettivo e’ che queste persone non trascorrano li’ un altro inverno”.

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