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Coop reggiane, nonostante il Covid aumentano gli occupati

Sono cresciuti di 477 unità. Caramaschi, presidente di Confcooperative, avverte: "Per fare questo, però, hanno rinunciato agli utili limitando le possibilità di investimento"

REGGIO EMILIA – Il mondo cooperativo si conferma un pilastro dell’economia in provincia di Reggio Emilia. Lo certifica un’analisi della Camera di commercio che dimostra come, nel 2020, il comparto ha resistito al covid e aumentato i lavoratori occupati.

“Reggio Emilia e’ un’autentica terra di cooperazione, con un’incidenza della presenza di queste imprese superiore a quella nazionale e della regione”, commentano dall’ente camerale. In particolare al 31 dicembre dell’anno scorso risultavano presenti in provincia 926 cooperative, pari all’1,7% delle aziende reggiane. Un numero solo in apparenza contenuto a cui corrispondono 45.936 lavoratori, cioe’ il 19% della forza lavoro del territorio. Il dato e’ superiore sia alla media regionale (13,4%) che a quella nazionale (8,1%). A causa della pandemia, inoltre, le coop che hanno cessato l’attivita’ sono state solo sette rispetto al 2019, mentre gli occupati sono cresciuti di 477 unita’ (piu’ 1%).

Le aziende cooperative reggiane sono soprattutto di servizi alle imprese (25,5% del totale delle coop attive), di costruzioni (18,8%) e servizi alla persona (15,7%). Un pezzo importante del welfare locale deriva pero’ dalle cooperative sociali: 125 realta’, pari al 14% del totale. Sono 57 di tipo A (gestione dei servizi socio-sanitari, formativi e di educazione permanente), 37 di tipo B (gestione di attivita’ finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate) e le restanti di tipo misto, cioe’ impegnate in entrambe le attivita’.

Sul report della Camera di commercio interviene Matteo Caramaschi, presidente della Confcooperative reggiana. “Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti dalla cooperazione sul fronte del lavoro e sul mantenimento della qualita’ e dell’intensita’ dei servizi alle persone anche in una situazione difficilissima come quella che stiamo vivendo”. Non “possiamo pero’ dimenticare che questi esiti si sono legati, in massima parte, ai sacrifici fatti dalle imprese e dai loro soci, mentre la pandemia ha determinato effetti aggiuntivi pesantissimi sull’aumento dei costi e sulla diminuzione dei ricavi”.

“Questo “significa – prosegue Caramaschi- che si sono ridotti i margini d’impresa a favore del lavoro e si sono limitate le possibilita’ di investimento, cosa che nel tempo rischia di minare la sostenibilita’ dell’impresa”. Insomma le cooperative “hanno aumentato il fatturato e incrementato gli addetti rinunciando agli utili”, ma ora “chiediamo non solo sostegni adeguati per i comparti piu’ colpiti dalla pandemia, ma interventi piu’ decisi sugli appalti pubblici e sulle commesse private per consentire di dare valore a quel lavoro in cooperativa che e’ stato tutelato ed e’ aumentato quasi esclusivamente a costo di sacrifici”, conclude il presidente.