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Commercio, la Cna lancia una campagna social contro l’abusivismo

Sos degli acconciatori: "Noi siamo chiusi, ma con loro il Covid circola lo stesso"

REGGIO EMILIA – Rivolgersi ad un parrucchiere, estetista o artigano abusivo non e’ solo “illegale e scorretto verso le imprese che rispettano le regole”, ma soprattutto “pericoloso per la salute delle persone”, specialmente in tempi di pandemia. E’ il messaggio che la Cna di Reggio Emilia ha deciso di ribadire nuovamente con una campagna di comunicazione sui social, rivolta in primo luogo ai consumatori, per dissuaderli dall’affidarsi a operatori irregolari e non autorizzati e renderli consapevoli dei rischi che corrono.

L’iniziativa, illustata questa mattina, non e’ la prima azione messa in campo dall’associazione di impresa, che lavora sul tema gia’ dal 2012 e ad oggi ha stipulato protocolli specifici di sensibilizzazione sia con la Guardia di Finanza, che con otto Comuni del territorio. Ma “in tempo di emergenza – spiega il direttore della Cna reggiana Azio Sezzi – questo fenomeno e la sua pericolosita’ si sono molto acuiti”.

I numeri del “sommerso” non sono per definizione certi, quanto invece il fatto che la concorrenza sleale colpisca non solo saloni benessere e di parrucchieri che sottostanno alle restrizioni anti covid, ma anche il commercio, l’edilizia e il settore dell’impiantistica. Andrea Guerrieri, acconciatore e presidente provinciale di Cna Benessere e Sanita’, stima ad esempio che nel suo comparto l’abusivismo, che durante il primo lockdown si e’ “mangiato” circa il 10% delle commesse, potrebbe ora essere almeno raddoppiato. E le doglianze non si fermano qui.

“Gli abusivi diventano appetibili perche’ praticano prezzi molto bassi – spiega Guerrieri – ed hanno un guadagno altissimo perche’ se a un’attivita’ che rispetta le regole una messa in piega porta un euro o due euro, a chi la fa a casa del cliente ne porta 14, che e’ il prezzo in media richiesto per la prestazione”. C’e’ poi anche un tema di sicurezza sanitaria perche’ “mentre nelle nostre attivita’ i locali sono costantemente sanificati osservando i protocolli, non e’ detto che lo siano anche le abitazioni dove gli abusivi vanno a lavorare o che questi utilizzino strumenti certificati, monouso e sterilizzati”.

E dunque, commenta ancora Guerrieri, “il rischio e’ che il covid continui a circolare lo stesso, di cliente in cliente, e noi rimaniamo chiusi per niente”. Il presidente di Cna Benessere e Sanita’ invoca inoltre norme piu’ dure da parte dei Comuni, che vigilano sull’abusivismo tramite la Polizia locale. “Non e’ possibile – dice – che ci siano annunci sui social e perfino bigliettini lasciati nei supermercati, dove si pubblicizzano chiaramente attivita’ illegali”. Come associazione, riprende Sezzi, “abbiamo fatto diverse segnalazioni, molte delle quali hanno avuto riscontro. Ma il punto e’ che le denunce devono essere circostanziate e provate, un onere che non tutti si sentono di assumersi”.

Infatti, riprende Guerrieri, “molti non le fanno per paura di essere a loro volta denunciati”. Da qui la decisione di Cna di intervenire con la nuova campagna perche’, conclude Sezzi, “piu’ ancora del contrasto e della repressione, che pure sono dovuti, valgono la prevenzione e la sensibilizzazione dei cittadini: la tutela della loro salute viene oggi al primo posto”.