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Processo “Angeli e demoni”, il pm sferza le difese sulle eccezioni

Il pm Salvi: "Indagini non su legittimità affidi, ma su circostanze false"

REGGIO EMILIA – L’inchiesta “Angeli e Demoni” sui minori dati in affidamento in provincia di Reggio Emilia non ha un nome “suggestivo” e pregiudizievole per i 24 indagati che coinvolge. Infatti, al contrario di quanto sostenuto dagli avvocati difensori, non associa gli “angeli” ai bambini e i “demoni” agli assistenti sociali che con presunte relazioni artefatte relative ad abusi li strappavano alle famiglie naturali, ma prende bensi’ spunto da un preciso elemento di indagine.

Durante le sedute di psicoterapia condotte da una delle indagate, Nadia Bolognini, “venivano infatti sventolate davanti ai bambini dei disegni di personaggi positivi e negativi, tra cui anche il diavolo, che i bambini ricordavano anche a casa, talvolta con incubi la notte”. E’ una delle precisazioni fatte oggi dal pubblico ministero Valentina Salvi, in replica alle numerose eccezioni presentate nelle scorse settimane dalle difese, durante la quinta udienza preliminare del processo di Reggio Emilia sui cosiddetti “fatti di Bibbiano”.

A “questa Procura sono state mosse accuse molto pesanti e non voglio che in quest’aula rimanga alcun dubbio”, ha spiegato in premessa il pm, ribattendo poi punto per punto a tutte le critiche sollevate.

Un parterre estremamente variegato che va dalla mancanza di atti nel fascicolo di indagine, alla loro notifica tardiva, ai criteri di ostica interpretazione per il loro accesso, a cominciare dall’indice. Fino a contestazioni piu’ gravi come quella “infamante” di aver divulgato gli atti di indagine e alla richiesta, avanzata oggi al giudice Dario De Luca, di dichiarare nulle alcune intercettazioni telefoniche e ambientali perche’ non sarebbero state autorizzate dal Gip, e si collocherebbero al di fuori dei casi in cui la legge ammette eccezioni.

Richieste sostenute un po’ da tutti gli avvocati degli indagati alcuni dei quali, come l’avvocato del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, Giovanni Tarquini, hanno sostenuto “che gli stessi contenuti delle intercettazioni non dimostrano nulla circa la responsabilita’ del mio assistito”. Nel suo vigoroso intervento, durato quasi un’ora, Salvi, ha ribattuto che tutto il materiale, trasposto anche in formato pdf (cosa non dovuta) e’ organizzato “secondo l’unico criterio possibile, cioe’ quello cronologico”, mentre a proposito di alcune intercettazioni mancanti che non assicurerebbero il diritto alla difesa “si tratta di sette su oltre 200”.

Particolarmente sferzanti sono stati i passaggi del sostituto procuratore all’indirizzo dell’avvocato Nicola Canestrini, che rappresenta l’assistente sociale Francesco Monopoli. Il legale si era stupito che nel fascicolo di indagine non fosse presente il bando di gara d’appalto per le sedute di psicoterapia per i minori, e Salvi ha fatto notare che “proprio nell’assenza di una procedura ad evidenza pubblica sta la contestazione dell’ipotesi di reato”.

Sempre Canestrini aveva denunciato di essere stato vittima di “intercettazioni illegali” al telefono con Monopoli. Il Pm ha quindi precisato che di 5 telefonate captate, solo una e’ risultata di interesse e non e’ stata trascritta. Il Pm ha infine chiarito che “in questa sede non accertiamo se gli allontanamenti dei minori erano legittimi o meno. Le indagini riguardano le circostanze false attestate nelle relazioni”.

Un altro capitolo attinente le questioni procedurali si e’ infine aperto sui pc e cellullari sequestrati agli indagati su cui la Procura “e’ stata trasparente e ipergarantista, facendo cinque udienze nel mio ufficio per escludere i dati sensibili estranei all’indagine”. Che questi contenuti possano ora essere condivisi tra piu’ difese, lo decideranno ora gli indagati. Le prossime udienze calendarizzate sono l’11 e il 25 marzo e l’8 e il 22 aprile.