Lo yuan digitale può essere classificato come criptovaluta?

REGGIO EMILIA – È quasi certo che lo yuan digitale non sarà una criptovaluta. Le criptovalute, infatti, sono asset digitali che non sono affatto controllati da una autorità centrale. Avendo lo yuan digitale, invece, il controllo da parte della banca centrale della Repubblica Popolare Cinese, questa sorta di valuta digitale va contro la definizione rigorosa di cosa sia una criptovaluta. Lo yuan digitale, per quanto è noto, non è probabile che verrà ad essere prodotto con la tecnologia blockchain.

Le criptovalute, infatti, utilizzano catene di blocchi per registrare transazioni e mantenere un anonimato sicuro, e, questo, è già di per sé un grosso problema per il governo e la banca centrale della Repubblica Popolare Cinese. Ma il problema più grande, è che la tecnologia blockchain non sarebbe in grado di gestire il volume delle transazioni in Cina.

La popolazione, infatti, è troppo grande e troppe transazioni vengono ad essere effettuate nell’arco di pochi minuti, perché la blockchain possa eseguire il suo lavoro. Ed allora perché la banca centrale della Repubblica Popolare Cinese, allora, non ha usato criptovalute già esistenti? Parte del motivo per cui la Cina ha represso le monete digitali e le criptovalute, è che potrebbero danneggiare il valore dello yuan.

Se la popolazione in massa cominciasse a usare le valute digitali, potrebbe permettere loro di spostare denaro fuori dall’economia cinese. I deflussi di capitale, quindi, potrebbero danneggiare il valore dello yuan. Questo, è uno dei motivi per cui hanno già vietato l’utilizzo di criptovalute e perché la banca centrale della Repubblica Popolare Cinese ha voluto crearne una propria.

Ma come iscriversi a yuan group pay? Leggendo sul suo sito, si apprende che: “Yuan Pay Group è una azienda esperta di elaborazione dei pagamenti fondata nel 2010”. Oltre a ciò, mettono in chiara evidenza che sono in grado di offrire: “soluzioni di pagamento digitalizzate ad aziende e governi” e che “il progetto e-Yuan è una soluzione di pagamento crittografico per oltre 1 miliardo di persone in Cina”.

In altre parole, il loro sito, vuole evidenziare che: “il progetto Yuan Pay Group introduce l’e-yuan, criptovaluta stabile per i pagamenti nella Repubblica Popolare Cinese”. Sempre per questo sito si trova che: “l’e-Yuan ha tutte le carte in regola per superare il Bitcoin come miglior metodo di pagamento e anche come criptovaluta più scambiata”.

Di certo, una delle loro aspettative maggiori è che l’e-yuan venga ad essere adottato, in tempi relativamente brevi: “da oltre un miliardo di persone come metodo di pagamento ideale”. Tra le altre cose, propongono una legittima partecipazione, non richiedendo alcuna commissione di trading, al fine di prendere parte alla vendita privata di e-Yuan. Per far questo, accettano opzioni di deposito multiple. Dunque, per investire in Yuan Pay Group, sarà sufficiente creare un account, per poter: “essere il prossimo milionario di criptovalute”.

Comunque, anche in una situazione ipotetica in cui la tecnologia sia un successo e che lo yuan digitale diventi prontamente disponibile, la banca centrale della Repubblica Popolare Cinese potrebbe trovarsi a dover affrontare un grande ostacolo da superare. La Cina, infatti, è già sede di società di tecnologia finanziaria che offrono servizi identici, il che significa che ci sono poche ragioni o motivazioni per i consumatori di iniziare a utilizzare il portafoglio digitale proposta dalla banca centrale della Repubblica Popolare Cinese.

Ma oltre che considerare i possibili cambiamenti nell’economia, è da ricordare che tutto ciò comporterà una maggiore complessità delle operazioni bancarie, in quanto dovranno essere implementati due sistemi separati, uno per lo yuan e l’altro per lo yuan digitale. Comunque, in ogni caso, è da considerare che il progetto della banca centrale della Repubblica Popolare Cinese di emettere una valuta fiduciaria digitale, trova sponda anche in altri paesi.

Infatti, il Venezuela ha già creato una sua valuta digitale nazionale e, andando a concludere, anche la Svezia sta studiando la possibilità di creare una corona elettronica.