Ferrarini, Amco: “Noi con Pini per motivazioni economiche”

L'ad Natale alla Camera: "Il pagamento del 30% è piu' attraente di quello previsto da parte di altri soggetti"

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REGGIO EMILIA – La decisione di Amco, finanziaria del ministero dell’Economia, di entrare nella vicenda del concordato Ferrarini? “Riterrei che le motivazioni di Amco non siano motivazioni guidate dall’opportunita’ o meno di intervento del denaro pubblico. Ha semplicemente fatto una valutazione economica e ha seguito un percorso che aveva come fondamento razionale una scelta economica”.

Lo assicura Marina Natale, amministratore delegato della societa’ pubblica, ascoltata lo scorso 3 febbraio anche su questo argomento alla Camera, dalla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario. Nella contesa per accaparrarsi Ferrarini, storico marchio di salumi emiliano finito in liquidazione, Amco gioca infatti diverse vesti. E’ infatti sia creditrice sia partner finanziario del gruppo Pini di Sondrio che ha fatto una proposta di concordato per acquisire Ferrarini, a cui si contrappone l’offerta del gruppo Bonterre-Grandi Salumici italiani supportato dai capitali di Unicredit e Banca Intesa.

Peraltro verso la finanziaria del ministero dell’Economia avrebbe messo sul piatto per salvare Ferrarini una linea di credito da 12 milioni. Secondo Natale, dunque, “aiutare” Pini ad ottenere la proprieta’ di Ferrarini aumenterebbe le chances di Amco di riavere quanto le spetta dall’azienda valtellinese.

“La vicenda Ferrarini – spiega la manager – e’ molto piu’ articolata dal punto di vista temporale, pertanto il nostro intervento si inquadra temporalmente in un momento, in estate, e ha motivazioni fortemente economiche, in quanto Amco aveva valutato il soddisfo del 30% piu’ attraente del soddisfo che invece era previsto da parte di altri soggetti, cioe’ nella soluzione concorrente presentata dagli altri soggetti che avevano proposto l’alternativa”.

Amco, afferma quindi Natale, “ha valutato la propria esposizione e ha ritenuto che il soddisfo del 30% per cassa fosse superiore rispetto a un soddisfo massimo del 10%, di cui solo un terzo per cassa”. Comunque, conlcude l’amministratrice pubblica, “credo che tutto il procedimento sia incardinato nelle diverse sedi e stiamo seguendo i diversi passaggi documentando e argomentando le motivazioni che hanno portato Amco ad assumere queste scelte”.

Ma “perche’ intervenire in una situazione dove c’e’ gia’ un altro soggetto privato?” e’ stata una delle domande rivolte dai commissari. Un quesito che rimanda alla vicenda pendente alla Commissione Europea dove sarebbe pronta ad essere aperta una procedura di infrazione verso l’Italia, per l’intervento di una societa’ pubblica della galassia dello Stato (Amco) a fianco del gruppo industriale privato della famiglia Pini.

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