Emilia-Romagna in arancione, commercianti in rivolta

Gli esercenti: "Dopo quasi tre settimane di riapertura dei pubblici esercizi sono sensibilmente calati sia i posti occupati in terapia intensiva sia quelli in reparti Covid"

REGGIO EMILIA – “Passano in area arancione le regioni Campania, Emilia Romagna e Molise. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmera’ in giornata una nuova ordinanza che andra’ in vigore a partire da domenica 21 febbraio”. Lo comunica in una nota il ministero della Salute.

Confcommercio non ci sta. “Dopo quasi tre settimane di riapertura dei pubblici esercizi sono sensibilmente calati sia i posti occupati in terapia intensiva sia quelli in reparti Covid. Ci spiegate perche’ dovremmo andare in zona arancione?”. La domanda i rappresentanti dei commercianti se la pongono alla luce dei dati sui ricoveri, apparentemente migliori rispetto a tre settimane fa, quando l’Emilia-Romagna passo’ in giallo.

Lo scorso 1 febbraio i dati ufficiali davano 207 posti in terapia intensiva su 757 (pari al 27%) e 2.181 posti occupati in reparti covid su 6.126 (pari al 36%). A quasi tre settimane di zona gialla e di apertura dei pubblici esercizi, i dati al 18 febbraio 2021 sono: 181 posti in terapia intensiva su 757 (pari al 24%) e 1.890 posti occupati in reparti covid su 6126 (pari al 31%). Da qui la domanda dei commercianti. Intanto, la sigla di Confesercenti che rappresenta i pubblici esercizi, la Fiepet, lancia un petizione per sostenere queste attivita’: “Aiuta il tuo locale”.

La situazione, infatti, “si fa sempre piu’ drammatica dopo le lunghe limitazioni a causa dei provvedimenti seguiti alla pandemia”. La petizione chiede, in sintesi, lo sblocco del quinto decreto ristori per poter finalmente accedere ai contributi promessi e gia’ stanziati e la possibilita’ di rimanere aperti fino alle 21.30 se in zona gialla e alle 18 se in zona arancione. “Cosi’ non possiamo piu’ continuare”, spiega il presidente regionale di Fiepet- Confesercenti Massimo Zucchini “Chiediamo la possibilita’ di aprire fino alle 21.30 se in zona gialla, in modo da poter organizzare piu’ turni, contrastando cosi’ assembramenti e consentirci di non morire”.

Poi “ribadiamo- afferma ancora Zucchini- che i primi a voler garantire la sicurezza sanitaria di clienti e lavoratori siamo noi. Il fatturato medio del settore nel mese di gennaio e’ stato del 2% rispetto all’anno scorso, ed e’ chiaro che cosi’ rischiamo di chiudere”. Inoltre, informa l’esponente Confesercenti, “anche l’accesso al credito si fa sempre piu’ difficile, perche’ le banche cominciano a considerare ristoranti e bar attivita’ a rischio. Riteniamo necessario concertare con i tavoli istituzionali, anche un progetto di rilancio del turismo, per non trovarci impreparati nel momento in cui questa situazione di crisi finalmente finira’”.