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Un omaggio alle vittime della Shoah foto

Il sindaco Luca Vecchi e la presidente di Istoreco Simonetta Gilioli hanno pulito la Pietra d'Inciampo dedicata a Dante Padoa

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REGGIO EMILIA – Di fronte alla scuola elementare ‘Giovanni Pascoli’, in via Cagni 4 a Reggio Emilia, viveva Dante Padoa. Nato il 3 marzo del 1883 a Reggio Emilia da una famiglia ebraica, per molti anni aveva lavorato alle Poste negli uffici della città. Nel 1938 aveva perso il lavoro a causa delle leggi razziali. Insieme alla moglie Ebe e ai due figli Lazzaro e Vera si era trasferito prima in via Secchi e poi nel 1943, per salvarsi dalla persecuzione nazi-fascista, era fuggito con loro in montagna, a Costabona, trovando ospitalità e protezione presso la maestra Fioroni.

Il 4 agosto 1944, durante il rastrellamento dei nazi-fascisti di Villa Minozzo, Dante cercò di scappare per evitare la cattura. Sarà un infarto a ucciderlo in quella fuga, scatenato dalla paura e dallo sforzo fatto per mettersi in salvo. Oggi in via Cagni 4, incastonata nel selciato, si trova una Pietra d’Inciampo per ricordare la sua vita e il suo sacrificio.

Nell’ambito dell’iniziativa “Spolvera la Memoria, pulisci una Pietra d’Inciampo”, promossa da Istoreco per il “Giorno della memoria” che ricorrerà il 27 gennaio anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, oggi il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, insieme a Simonetta Gilioli presidente di Istoreco, ha pulito la Pietra d’Inciampo dedicata a Dante Padoa: un gesto semplice e importante per conservare e onorare la storia di Dante Padoa e delle altre vittime della persecuzione nazi-fascista, in vista della Giorno della Memoria, che verrà celebrato il 27 gennaio anche a Reggio Emilia.

Le Pietre d’Inciampo sono piccoli monumenti collettivi, cubi d’ottone incastrati nell’asfalto, sistemati davanti alle case in cui i reggiani deportati hanno vissuto ancora liberi, prima della loro cattura. Sopra sono incisi i nomi e i dati delle persone deportate nei campi di concentramento e sterminio oppure di coloro che sono rimasti vittime della persecuzione. Fanno inciampare mentalmente, cioè catturano l’attenzione dei passanti che potranno scoprire nomi, date e storie. Per loro natura, le Pietre si trovano nel traffico, nello sporco, sotto le intemperie. Si usurano, si anneriscono. Hanno bisogno di attenzioni e manutenzioni, per essere sempre brillanti e visibili. L’invito anche quest’anno è stato accolto.

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