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“Tranvia e Tpl, solo scommesse o vera pianificazione?”

Rec: "Reggio Emilia necessita di una visione più ampia. Non è fatta solo di pendolari che abitano a sud e lavorano a nord"

REGGIO EMILIAIn questi giorni è stato dato l’annuncio, come sempre in pompa magna, del progetto preliminare della linea tranviaria di Reggio Emilia: Mancasale – Stazione Mediopadana – Rivalta, inviato al Ministero dei Trasporti per essere finanziato.

Rec sin dalla stesura del suo programma elettorale, ha sempre messo tra le priorità la necessità di pianificare una mobilità pubblica che fosse ecologica e democratica: il più possibile efficiente da un punto di vista ambientale e sociale, per garantire a tutte le fasce della cittadinanza di lasciare a casa l’auto per potersi muovere agevolmente a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici.

Un sistema che non solo provveda alle necessità di spostamento di tutte e tutti in sicurezza e con tempistiche sostenibili, ma che tenga conto dell’urgenza di cambiare il destino di un ambiente cittadino inquinato e congestionato, come quello reggiano.

Un mezzo come la tranvia – elettrica, veloce, puntuale – può venire incontro a questa prospettiva? Pensiamo assolutamente di sì. E’ sufficiente e tempestiva come soluzione, alla luce delle problematiche di Reggio Emilia, al punto da poterla acclamare come panacea di tutti i mali nella nostra città? A nostro parere no.

Come spesso accade, anche nello sviluppo iniziale di questa idea progettuale l’amministrazione, più che propensa a lavorare con la città, tende a lavorare alle spalle della stessa. La nostra amministrazione sembra non essere in grado di trasmettere una visione diversa da quella di una città dove la speculazione edilizia e l’edificazione incontrollata hanno creato molteplici e disarmoniche espansioni, una città dove è più facile vedere come simbolo di benessere l’auto privata nel doppio garage della villetta di periferia, piuttosto che una mobilità pubblica efficiente che la renda un posto sano e bello da vivere, relegando vecchi bus e piste ciclopedonali inadeguate, quasi a strumento di fortuna per chi l’auto non può permettersela.

Sulla comunicazione legata al tema della tranvia risulta palese la mancanza di dati rispetto all’investimento: per un progetto preliminare da 250.000 euro ci si aspettava venissero costruite le suggestioni necessarie ad un dibattito serio sull’impatto di un’opera simile, cosa che invece rimane nascosta. Quantificare, ad esempio, il 70% del tracciato in sede propria, senza definirlo almeno in parte, sembra più un trucco per rientrare all’interno dei parametri del finanziamento, che il risultato di un reale lavoro su un tracciato cittadino, comunque portatore di una profonda trasformazione dei quartieri attraversati.

Fuorviante è anche legare la capacità di trasporto del tram solo alla sua maggiore attrattività. Non possiamo aspettarci che a risolvere la complessa criticità della viabilità reggiana, sia il progetto per una sola linea tranviaria che verrà costruita da qui a 5 anni e che, seppur tecnologicamente avanzata, lascia scoperta una gran fetta della città. Reggio Emilia necessita di una visione più ampia. Non è fatta solo di pendolari che abitano a sud e lavorano a nord.

Per raggiungere i 30.000 passeggeri al giorno previsti, sono necessari ed auspicabili altri passaggi sottaciuti, ma che un’amministrazione attenta al Bene Comune e non agli interessi dei pochi dovrebbe rivendicare con orgoglio – e che speriamo il nuovo Pums porterà con sé – . Ad esempio come Rec siamo d’accordo con quel che si può leggere nel Pums, cioè che una reale città delle persone (e non delle auto), si attui con l’estensione della ”città 30” (con limite di velocità ridotto a 30 km/h), della sosta a pagamento a gran parte del tessuto urbano e l’ampliamento della Ztl a tutto il centro storico.

Ma utilizzare il trasporto pubblico non dev’essere solo un’esigenza obbligata per mancanza di alternative, ma uno strumento efficiente al punto da risultare la scelta vantaggiosa per tutti i cittadini indipendentemente da reddito e classe sociale.

Pensiamo che i passi da fare in questo senso siano: assegnare corsie dedicate ai mezzi pubblici, aumentare la frequenza delle corse sulle tratte urbane ed estenderle all’orario serale; garantire puntualità e rispetto degli orari, aumentare il numero di mezzi e di linee, per connettere anche quelle zone urbanizzate in tempi recenti e ancora non servite, oltre che la provincia, da sempre tagliata fuori da un servizio adeguato; portare avanti un’idea di mobilità pubblica 100% elettrica a zero emissioni, rifiutando nuovi investimenti su mezzi ibridi a metano, necessari solo a giustificare gli investimenti di Iren sulla centrale a Biogas di Gavassa; tendere alla gratuità di un servizio di mobilità collettiva, lavorando sulla diffusione dell’abbonamento al trasporto pubblico come parte del diritto di cittadinanza.

Il trasporto pubblico deve essere quindi un’alternativa credibile per la cittadinanza e l’ambiente. E su questo punto Rec è pronta a tenere alta l’attenzione dando il proprio contributo in termini di proposte e idee fino a che non verranno attuate soluzioni adeguate. Auspichiamo perciò di conoscere presto le intenzioni dell’amministrazione al riguardo, al di là delle celebrazioni nei confronti della futura tranvia, che riteniamo essere certamente un contributo positivo ad un nuovo modo di vedere e vivere la città.

Daniele Codeluppi e Flora De Carlo, copresidenti REC – Reggio Emilia in Comune