“Kobe Bryant uno di noi”, a Reggio ora c’è la sua piazza foto

Tributo della città alla stella del Nba che fece al Palabigi i suoi primi canestri

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REGGIO EMILIA – Il suo nome e’ nella leggenda, ma a Reggio Emilia, dove ha trascorso parte dell’infanzia, “resta sempre uno di noi”. E ora nella citta’ emiliana del Tricolore sorge una nuova piazza (tra le prime in Italia) a ricordare Kobe Bryant, scomparso con la figlia Gianna nell’incidente aereo avvenuto il 26 gennaio di un anno fa. Lo spazio si trova nel tratto conclusivo di via Guasco, di fronte al palazzetto dello sport, dove la futura stella dell’Nba mosse i suoi primi passi agonistici, militando tra il 1990 e il 1991 nella squadra giovanile della Pallacanestro reggiana.

Durante l’inaugurazione della piazza, avvenuta questa mattina, il sindaco Luca Vecchi ricorda: “Kobe Bryant ha vissuto a qui quando il padre Joe era un punto di riferimento della nostra squadra di basket, ma ha sempre mantenuto nella nostra citta’ una relazione, un legame con tante amicizie, anche durante la sua grande e straordinaria carriera. Questa piazza e’ un segno di riconoscenza per tale legame storico”.

Il “pensiero di Kobe, la sua esperienza, il suo messaggio, la sua filosofia – aggiunge il sindaco di Reggio Emilia – resteranno per sempre al mondo intero non soltanto per la sua esperienza sportiva, ma anche e soprattutto per il suo essere persona. Restera’ soprattutto un esempio per le giovani generazioni”. Kobe, conclude Vecchi, “e’ cresciuto con noi, ha giocato con noi, ha studiato e vissuto con noi. Famiglia, amicizia, condivisione culturale anche attraverso l’educazione che supera ogni confine nazionale sono quello che si traduce in ius culturae, ovvero in cittadinanza. In questo senso Kobe e’ e rimarra’ sempre uno di noi e, con Gianna, saranno ‘reggiani forever'”.

Era “semplicemente un grande, un numero Uno”, aggiunge Stefano Landi, ex patron della Pallacanstro reggiana. Nel ricordo di Andrea Menozzi, responsabile del settore giovanile del basket reggiano e tra i primi allenatori di Kobe Bryant, il campione e’ “un ragazzino molto vivace, soprattutto mentalmente, ma anche molto educato e concentrato sui suoi obiettivi”. Secondo l’ex coach “il fatto di aver viaggiato molto con il padre e di poter attingere il suo bagaglio culturale da due culture diverse credo lo abbia aiutato molto a diventare quello che e’ stato”.

Menozzi conclude quindi: “Poi lo abbiamo seguito a distanza e nel 2016 e’ tornato a trovarci, ma lo ricordiamo non come giocatore della Nba ma come la persona: un ragazzino 12enne”. Le celebrazioni reggiane in memoria di Kobe Bryant proseguono nel pomeriggio di oggi con un evento in streaming, dove diverse persone che lo hanno conosciuto – dagli ex compagni di squadra a personalita’ del mondo dello sport e della cultura – lo ricorderanno attraverso i loro ricordi e aneddoti. Le foto del Kobe ragazzo a Reggio Emilia sono infine raccolte in una mostra dedicata e alcune di queste, in formato gigantografico, sono state esposte oggi all’esterno del Palabigi.

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