“Ho fatto il vaccino anti-Covid e sto bene: non abbiate paura”

Il nostro collaboratore Fabrizio Montanari racconta la sua esperienza: "Il male è il virus, non chi lo combatte"

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REGGIO EMILIA – Mi reputo una persona fortunata in quanto, facendo parte di una Odv (organizzazione di volontariato) che opera nel settore emergenza/urgenza, ho “goduto” della possibilità di ricevere prima di tanti altri la prima dose, in attesa della seconda che mi verrà inoculata alla fine del mese di gennaio.

Il viaggio è iniziato con una mail inoltrata dal presidente dell’organizzazione indirizzata a tutti i volontari e nella quale, in poche righe, si chiedeva l’interesse a essere vaccinati (sottolineo interesse, non obbligo). Successivamente, avendo manifestato la mia disponibilità, sono arrivati due messaggi sul mio cellulare.

Nel primo venivano riportati luogo e orario della prestazione, nel secondo era indicato un link al quale poter accedere per prendere visione del modulo di consenso e della nota informativa sul vaccino. Era inoltre necessario compilare una scheda anamnestica (un elenco di domande sulla propria recente storia medica, malattie, medicinali, ecc.) quest’ultima da stampare e consegnare all’atto della inoculazione.

Una volta giunta la data stabilita, sono andato nella struttura indicata e, nel mantenimento delle distanze di sicurezza, ho trovato disposte fuori due file di persone in attesa della vaccinazione. Un’inserviente, a distanza di pochi minuti, faceva entrare nella struttura due persone alla volta. Venuto il mio turno, dopo la misurazione della temperatura corporea e l’igienizzazione delle mani, sono entrato in una sala dove un’addetta, provvista di apposito elenco con i nominativi del giorno, mi ha consegnato un numerino, stile supermercato, e mi ha fatto sedere in sala d’attesa. Un altro inserviente provvedeva poi a chiamare i numeri e a far entrare nello studio i “volontari”.

Fabrizio Montanari
Montanari

Ad accogliermi una dottoressa e un’infermiera. La prima mi ha ribadito quanto già contenuto nella nota informativa, e mi ha illustrato alcune delle possibili reazioni avverse (è comunque un dato di fatto che se una persona a cui sono già stati somministrati vaccini in passato non ha mai avuto effetti collaterali, difficilmente può presentare reazioni particolari). Dal canto suo l’infermiera, con una mano fatata, mi ha inoculato il famoso vaccino.

L’intera procedura ha richiesto non più di un’ora, compresa un’attesa post iniezione, prevista per una giusta e scrupolosa prudenza. Lasciatemi dire che, pur comprendendo la reticenza di alcuni verso tale somministrazione, tengo a rassicurare tutti, rimarcando che sto scrivendo a distanza di quattro giorni e senza risentire di alcun problema. Ovviamente, quanto sopra non è riportato come una presa di posizione sulla contesa pro o contro i vaccini, ma solo per descrivere una mia personale esperienza che ho ritenuto utile condividere con chi mi legge. E ricordiamoci che il male è il virus, non chi lo combatte.

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