E’ morto don Artoni, il fondatore della Papa Giovanni XXIII

Aveva 90 anni: un prete scomodo, sempre dalla parte degli ultimi, che fu anche consigliere comunale del Pci negli anni Ottanta. Il funerale giovedì alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Villa Cadè

REGGIO EMILIA – E’ morto stamattina, all’età di 90 anni, don Ercole Artoni, fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII. Era ricoverato al Santa Maria Nuova da circa due settimane. Un prete scomodo don Artoni che divenne famoso in tutta Italia per essere iscritto ed eletto nelle liste del Pci, in consiglio comunale a Reggio Emilia, negli anni Ottanta.

Ma la politica fu solo una breve parentesi di una vita spesa al servizio degli ultimi: nel 1977 ospitava nella sua parrocchia, a Mancasale, ex detenuti e pazienti dell’Opg in gravi condizioni di marginalità sociale. Dopo un paio di anni arrivarno i primi tossicodipendenti e nel 1981 iniziarono i rapporti con le USL della Regione che inviarono al “Centro Sociale Papa Giovanni” tossicodipendenti ed alcolisti.

Nel settembre 2018 fini ai domiciliari con l’accusa di avere minacciato il presidente del Tribunale Beretti. Una accusa dalla quale è stato assolto lo scorso 9 dicembre.

La salma di don Artoni rimarrà esposta all’obitorio dell’Arcispedale cittadino. Lunedì 4 gennaio alle 20.30 il rosario in suo suffragio sarà recitato nella chiesa parrocchiale di Castelnovo Sotto, dove don Ercole è stato collaboratore pastorale per diversi anni. Il funerale sarà celebrato invece nella chiesa parrocchiale di Villa Cadè (90 i posti disponibili per le vigenti misure anti-Covid) giovedì 7 gennaio alle 10.30. La messa sarà presieduta dal vescovo Massimo Camisasca.

Il ricordo di Matteo Iori, ex presidente della Papa Giovanni XXIII e presidente del consiglio comunale
Tutti coloro che l’hanno conosciuto non possono che definire Don Ercole una persona straordinaria; nel senso etimologico del termine significa “fuori dall’ordinario”, e Don Ercole lo era certamente. Una vita piena di tantissimi avvenimenti, che paiono quasi incredibili se pensati vissuti da una sola persona; tant’è che il libro sulla sua vita (“Don Ercole Artoni, lo scomodo prete reggiano”) creò curiosità nazionali: dalla rivista Vanity Fair a una trasmissione di Maurizio Costanzo su Rai 1.

Don Ercole era colui che divenne famoso in tutta Italia perché prete eletto come indipendente nelle liste del PCI, era colui che occupava le case, che conobbe diversi brigatisti, che picchettava le fabbriche con gli operai, ma che fu anche inconsapevolmente al servizio di Gladio. Era un prete insolito che insieme agli studenti preparava in anticipo i piani di contestazione, che collaborò con Loris Malaguzzi, che aiutò lo sviluppo di missioni in Brasile, che andò a Mosca nella delegazione italiana contro la guerra del Vietnam e a Berlino nella Commissione disarmo; ma che finì anche in carcere in isolamento, che fu protetto dalla malavita reggiana, che fu sostenuto dal comitato delle prostitute, che conobbe la “Primula Nera” Paolo Bellini, che liberò un giovane rapito… e soprattutto che, nel frattempo, apriva le porte della sua canonica e della sua casa ai più poveri e ai più emarginati, divenendo uno dei primi a dare risposte concrete per affrontare il flagello della droga sin dagli anni ’70.

Don Ercole era una persona straordinaria. E come tale aveva tantissime virtù ma anche dei difetti, come tutti gli esseri umani; ma il suo grande amore per i più poveri e i più bisognosi faceva si che non si potesse che volergli profondamente bene e perdonargli ciò su cui non si era d’accordo. Per questo motivo ha sempre avuto intorno moltissime persone ad aiutarlo e a credere in lui: dai suoi famigliari, a cui va il mio abbraccio più forte, ai tanti amici.

Gli piaceva ricordare il 24 giugno del 1956, giorno nel quale divenne prete. Di quel giorno disse: “fu il più bel giorno della mia vita”, ma si capì subito che il sacerdozio di Don Ercole sarebbe stato diverso da tanti altri: “C’era l’usanza di baciare le mani ai nuovi consacrati e quel giorno, in fila per me, c’era anche il Capo Cellula (il capo dei comunisti) di Villa Gaida. Lo ricordo ancora bene, perché fu un mezzo scandalo.” Molte volte le scelte di Don Ercole hanno creato “scandalo” nel mondo cattolico, ma le stesse scelte sono quelle che l’hanno portato ad aprire una comunità nella quale accogliere tossicodipendenti, detenuti, pazienti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Una comunità che, anche grazie alla sua fede e alla sua guida, è cresciuta e negli anni ha accolto migliaia di persone.

Ora è giunto al termine del suo viaggio terreno e già lo immagino a creare qualche scompiglio in cielo con tutti quei “suoi ragazzi” che lo hanno preceduto in questi anni e magari insieme agli amici reggiani, come Don Lorenzo Braglia o Loris De Pietri, che come lui hanno dedicato la vita ad aiutare i tossicodipendenti a ritrovare sé stessi. Una vita spesa per gli altri seguendo la sua scelta di “cercare di seguire il Vangelo in modo coerente e di mettere in pratica l’avvertimento di mio padre di non fregare mai i poveri”.

Il cordoglio del sindaco
La morte di don Ercole Artoni priva la comunità reggiana di un pioniere della lotta alle tossicodipendenze. La sua, assieme a quella di altri parroci reggiani, fu una stagione nella quale davanti alla tragedia del diffondersi dell’eroina la comunità reggiana tutta – il pubblico ma anche tanto, tantissimo privato sociale – non si limitò ad assistere impotente, ma provò a mettere in campo esperienze innovative e sperimentali per recuperare i giovani, per ridare loro dignità e una vita degna di essere vissuta.

Anche davanti all’emergere delle ludopatie la realtà creata da don Ercole non è rimasta con le mani in mano: anzi. Studiando, approfondendo per primi il fenomeno, le donne e gli uomini della Papa Giovanni XXIII hanno svolto, affiancati dal Comune, un’opera meritoria di informazione e sensibilizzazione culturale a livello italiano, mentre decollavano sul suolo reggiano soluzioni pratiche e operative per portare a quelle persone e a quelle famiglie un po’ di sollievo e di ristoro.

La storia personale, non solo spirituale, di don Ercole è indubbiamente complessa e talvolta controversa, ma è indiscutibile che il suo impegno sia stato quello di di un protagonista importante della storia della città. Per tutti questi motivi a nome mio personale e dell’Amministrazione comunale di Reggio Emilia esprimo ai tanti che in queste ore piangono la scomparsa di don Artoni il sentimento di partecipazione al lutto e di vicinanza.