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Dalla Brexit alla crescita extra UE: dati e consigli per l’export italiano

REGGIO EMILIA – Il 2020 è stato un anno molto complesso per l’export, anche se in fondo la stessa regola può essere applicata a quasi tutti i comparti dell’economia globale, a causa della pandemia e del lockdown. Oggi dunque andremo ad analizzare i principali fenomeni registrati e alcuni consigli per potenziare l’export.

Fra export e Brexit: la situazione odierna
In linea generale le esportazioni soffrono, ma la Penisola rappresenta forse un caso più unico che raro, soprattutto se si analizzano i dati in relazione alle esportazioni al di fuori dell’Unione Europea. In tal caso ci si trova di fronte ad un aumento intorno al +1,4% nel 2020, con un picco registrato a novembre pari al +2,7%. Merito senza ombra di dubbio del marchio made in Italy, riconosciuto come sinonimo di qualità e sempre apprezzato, anche in tempi di crisi economica.

Un secondo fenomeno che ha segnato il 2020 è stata ovviamente la Brexit: dopo aver fatto tremare molte imprese, alla fine è stata risolta in maniera positiva. Nella fattispecie, inizialmente si temeva un blocco imponente per alcuni dei prodotti tricolori più gettonati, come la frutta e la verdura, ma alla fine il Premier Conte ha rassicurato le imprese anticipando una collaborazione commerciale con il Regno Unito. L’obiettivo è chiaro: difendere un canale che a livello economico vale circa 25 miliardi di euro per il mercato italiano e che, dovesse venir meno, causerebbe il tracollo finanziario di molte imprese. Si fa riferimento soprattutto alle aziende che operano nel settore alimentare, e che ogni anno esportano prodotti verso il Regno Unito per un valore superiore ai 3 miliardi di euro.

Consigli per aprirsi all’export nel modo corretto
Aprire la propria azienda verso l’estero non è un compito semplice, anche se l’export è in grado di offrire tante opportunità. La prima cosa è partire sempre da uno studio approfondito dei mercati e dei paesi verso i quali si desidera esportare la propria merce. Le differenze possono essere non solo di natura legislativa ma anche culturale, quindi si rischia di esportare prodotti destinati al fallimento, anche se di ottima qualità. Inoltre, bisogna curare con attenzione la comunicazione, ad esempio con i distributori locali. Da questo punto di vista si consiglia di ottimizzare tutti i materiali di comunicazione scegliendo un servizio di alto livello professionale come le traduzioni industriali con Global Voices ad esempio, così da adeguare al contesto di destinazione il marketing e tutto ciò che riguarda i prodotti venduti.

Un altro suggerimento riguarda l’attenzione alle nuove tecnologie e al digitale. Per fare un esempio concreto, oggi un’azienda che esporta all’estero non può fare a meno di un e-commerce. I negozi elettronici, difatti, permettono di raggiungere una fetta di pubblico molto più ampia, e di semplificare le operazioni, abbattendo anche i costi. Infine, tutte le spese vanno pianificate, dato che qui si parla non di costi ma di investimenti veri e propri, da programmare in base alla previsione di un ritorno economico.