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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Covid, Confesercenti e Confcommercio scrivono al prefetto

I presidenti Domenichini e Massarini: "Situazione insostenibile, gli esercenti non riescono a programmare il proprio lavoro a causa delle tempistiche infelici scelte dal governo per comunicare i contenuti dei nuovi Dpcm"

REGGIO EMILIALa gestione della pandemia, giustamente, mette al centro della propria azione la salute delle persone e la complessa tenuta del sistema ospedaliero e sanitario. Nel corso di questi mesi, come Associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese, non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità ed abbiamo svolto un difficile ruolo di capillare informazione verso i nostri soci, che in diverse occasioni hanno incontrato difficoltà a comprendere il senso delle decisioni messe in atto dal governo.

Particolare disagio è avvertito a causa dei tempi di adozione dei provvedimenti che determinano le scelte, che non lasciano mai la possibilità di organizzare il proprio lavoro. Sono numerose le professioni che stanno soffrendo questa complessa situazione ma una categoria che a nostro avviso è ormai allo stremo è quella dei pubblici esercizi. Costretti da diversi mesi fra esclusiva possibilità di asporto e domicilio o, nei momenti migliori, apertura solo fino alle 18. Completamente perso l’importante periodo lavorativo delle feste natalizie.

Riceviamo quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione, come se si trattasse di un accanimento verso la categoria. Considerato l’andamento dei contagi, appare peraltro evidente che non vi sono certezze circa la presunta diffusione del virus attraverso la frequentazione di bar e ristoranti. Le chiediamo cortesemente di rappresentare questo stato di sofferenza al governo, affinché se ne tenga conto nelle nuove ed importanti decisioni che si stanno assumendo in queste ore.

Riteniamo, infatti, che nel rispetto delle misure di sicurezza, bar e ristoranti non rappresentino fonte di diffusione del virus o certamente non lo siano in misura maggiore di altre situazioni. Crediamo, quindi, che indipendentemente dalla classificazione adottata sulla base del colore di appartenenza, i pubblici esercizi andrebbero totalmente riconsiderati e catalogati con modalità che permettano di esercitare il proprio lavoro in sicurezza ma con dignità e possibilità di programmazione.

La ringraziamo per l’attenzione e le porgiamo distinti saluti.

I presidenti provinciali di Confesercenti e Confcommercio, Dario Domenichini e Davide Massarini