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Asp don Cavalletti, i sindacati: “Si apra tavolo su tenuta occupazione e organizzazione servizi”

Cgil, Cisl e Uil: "Restiamo convinti che la scelta migliore per il territorio, per i lavoratori e per gli ospiti sia quella di mantenere la struttura totalmente pubblica"

CARPINETI (Reggio Emilia) – “Restiamo convinti che la scelta migliore per il territorio, per i lavoratori e per gli ospiti sia quella di mantenere la struttura totalmente pubblica”.

Lo scrivono Cgil, Cisl e Uil in merito alla querelle sulla gestione della casa protetta don Cavalletti, che confluirà all’interno dell’azienda Speciale Teatro Appennino. Aggiungono i sindacati: “Occorre ripensare ad una gestione diretta dell’Asp e ad una reinternalizzazione del nucleo gestito attualmente dalla Cooperativa Ancora e dell’assistenza domiciliare gestita da Coopselios, ma anche al potenziamento dei servizi con il Centro Diurno”.

E’ con questa convinzione infatti che i sindacati hanno partecipato al Tavolo tecnico aperto dai sindaci dell’Unione Montana per individuare la miglior soluzione gestionale, indicando in alcune linee d’intervento e di razionalizzazione, seppur finora applicate solo in parte, che hanno consentito di giungere al pareggio di bilancio e di tenere in attivo gli ultimi esercizi, quelle da continuare a perseguire.

“Una fotografia questa – aggiungono i sindacati – ripresa anche nell’intervento pubblico del Sindaco Borghi ad inizio anno in cui confermava che la Don Cavalletti era l’unica Asp della provincia di Reggio con i conti in pareggio”.

Continuano le tre sigle sindacali: “I percorsi che ci hanno portato fin qui hanno avuto sempre l’obiettivo di salvaguardare la qualità dei servizi tutto tondo. Così fu per lo stato di agitazione che sfociò nello sciopero del 16 marzo 2018, coinvolgendo un numero importante di lavoratrici e lavoratori, indetto inoltre per il superamento del lavoro precario, la gestione pubblica dei servizi per anziani del distretto della montagna, e per rivendicare il necessario connubio tra diritti contrattuali dei lavoratori e la miglior qualità del servizio”.

E dicono: “Volutamente ci distacchiamo dalla polemica nata tra sindaco Borghi e rappresentanti della minoranza del comune di Carpineti, ma non comprendiamo le motivazioni che sottendono alle polemiche sul rallentamento del percorso decisionale in questi anni. Al contrario è stata la presidenza dell’ASP che ha disatteso numerose richieste di incontro sottraendosi al confronto”.

Il confronto può però ancora esserci, i sindacati infatti rivendicano l’apertura di tavoli tecnici per confrontarsi sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della Don Cavalletti anche davanti ai dati sulla riduzione dei posti letto.

Aggiungono: “Si tratta di settantadue persone che potrebbero perdere il lavoro e che chiedono il rispetto dei diritti contrattuali. Nello specifico si teme per i 20 dipendenti dell’ASP Don Cavalletti, i 26 dipendenti della Coop Ancora, i 21 dipendenti dell’agenzia Osmosi, i 3 di Coopservice e i 2 di Cirfood”.

Che la situazione generale non sia pacificata lo dimostrano le bandiere sindacali che sventolano nel giardino della struttura di Poiago a segnalare che i problemi legati al mondo del lavoro e dell’organizzazione della struttura non sono ancora risolti.

Concludono i sindacati: “Senza voler fare un lungo elenco ricordiamo tra i problemi di oggi ci sono i 21 dipendenti dell’agenzia Osmosi, infermieri e operatori sanitari, ancora in attesa di due mensilità stipendiali; i 20 dipendenti ASP, infermieri, operatori sanitari, non percepiscono la produttività dal 2019 e la mancanza di personale di direzione e amministrativo di riferimento. Riteniamo che le scelte che stanno adottando i rappresentanti politici del territorio, Sindaci e Unione Montana, rispetto al destino della struttura Don Cavalletti, debbano essere accompagnate dalla presenza sindacale, anche nel rispetto di quanto contenuto nel “Patto regionale per il lavoro per il clima”, che ben sottolinea l’importanza dell’interazione e la collaborazione tra Enti e Sindacato. Le scelte che verranno fatte saranno determinanti non solo per il futuro della struttura in termini di livello qualitativo dei servizi alla popolazione anziana, ma anche per la tenuta occupazionale”.