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Zaki scrive alla famiglia: “Detenzione incomprensibile, sto male”

Lo studente dell'Università di Bologna: "Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di un forte antidolorifico ed erbe per dormire meglio"

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ROMA – Patrick Zaki torna a scrivere alla famiglia dichiarando tutta la sua delusione per il rinnovo della detenzione cautelare di altri 45 giorni e lamentando forti dolori alla schiena e uno stato mentale non buono. A lanciare l’allarme, pubblicando due lettere scritte dallo studente dell’Università di Bologna detenuto in Egitto da dieci mesi, sono gli attivisti che hanno consegnato i messaggi alla famiglia del ragazzo e che sulla pagina Facebook ‘Patrick libero’ scrivono: “Noi, la famiglia e gli amici di Patrick, esprimiamo la nostra grave preoccupazione per la salute mentale e fisica di Patrick. Chiediamo il suo immediato rilascio per l’assenza di legittime giustificazioni per la sua detenzione cautelare e per l’impatto sempre più negativo della sua prigionia su di lui”.

La lettera del 22 novembre
“Miei cari, spero che stiate tutti bene e in buona salute. Mando il mio affetto alla mia famiglia, a tutti i miei amici e ai miei cari. Ieri ero in udienza, ma niente è nuovo ed è lo stesso discorso ripetuto. Ovviamente il mio tempo qui è stato fin troppo lungo e diventa ogni giorno più pesante, ma ci sto provando. Ho perso la possibilità di sostenere gli esami per il secondo semestre consecutivo … e onestamente, questo è uno dei problemi principali di cui sono costantemente preoccupato. Voglio inviare il mio affetto ai miei compagni di classe a Bologna e ringraziare tutti i miei amici di Granata e Siviglia. Spero di poter tornare alla mia università, ai miei compagni di classe e a casa il prima possibile”.

Lettera del 12 dicembre
“Certo, le recenti decisioni sono deludenti e come al solito, senza alcun motivo comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di un forte antidolorifico ed erbe per dormire meglio. Il mio stato mentale non va molto bene dall’ultima seduta. Continuo a pensare all’università e all’anno che ho perso senza che nessuno ne capisca il motivo. Voglio inviare il mio affetto a tutti i miei compagni di classe e amici a Bologna. Mi mancano molto la mia casa, le strade e l’università. Speravo di trascorrere le vacanze con la mia famiglia ma questo non accadrà per la seconda volta a causa della mia detenzione”.

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