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Sviluppo Appennino, Confcoop: “Appalti ad aziende locali”

Webinar di Confcooperative sullo sviluppo dell’Appennino reggiano, un confronto/audizione tra realtà istituzionali, forze imprenditoriali, ricercatori, economisti

REGGIO EMILIA – I nuovi flussi turistici determinati dalle prudenze indotte dalla pandemia, uniti ai sostegni regionali per l’acquisto di case in Appennino, hanno determinato una situazione del tutto inedita in Appennino, dove la ripresa del mercato immobiliare avvenuta a partire dalla tarda primavera scorsa è letta come uno dei segnali più evidenti di un possibile rilancio della montagna come luogo di vita, e non solo di temporanea e stagionale frequentazione.

Un buon segnale per la montagna, che secondo Confcooperative va però sostenuto da altre politiche relative allo sviluppo dell’Appennino, a partire da un’inversione di quella mobilità per il lavoro, l’acquisizione di servizi e l’accesso a opportunità che continua a determinare e ad incrementare i flussi dalle aree montane verso il comune capoluogo e altre aree del territorio.

E’ partendo da queste considerazioni che si è mosso – e non casualmente alla vigilia della Giornata internazionale della montagna proclamata nel 2002 dall’Onu per l’11 dicembre – il webinar di Confcooperative sullo sviluppo dell’Appennino reggiano, un confronto/audizione tra realtà istituzionali, forze imprenditoriali, ricercatori, economisti che si sono misurati sul futuro di quello che l’assessore regionale alla Montagna, Barbara Lori, ha definito “un contesto bellissimo, in cui si percepisce una costante tensione al miglioramento.

I binari sui quali si è mosso il dibattito sono fissati nel documento presentato da Confcooperative, che in otto capitoli ha raccolto le istanze e le proposte di un sistema cooperativo che nella montagna reggiana – come ha sottolineato il presidente Matteo Caramaschi – “mantiene e rafforza un valore economico e una funzione sociale ai quali è possibile guardare ancora con fiducia, a maggior ragione in tempi in cui tanti punti di riferimento vengono divorati dal mercato, dalla finanza e da crescenti conflitti sociali”.

Ed è proprio in questo documento che Confcooperative sottolinea, innanzitutto, l’urgenza di un riequilibrio dello sviluppo territoriale regionale e provinciale di cui la montagna sia pienamente parte e sia inclusivo di tutte le aree geografiche e delle risorse che contengono, perché “non v’è dubbio – si legge – che lo sviluppo si ha solo in territori abitati, presidiati e coesi con infrastrutture, servizi e relazioni comunitarie”.

Secondo Confcooperative, in sostanza, né l’area del capoluogo – in cui si sono concentrate fortemente attività e servizi – né l’Appennino si “salvano da soli” o possono dare il meglio per una buona resistenza, lo sviluppo e la competitività.

La centrale cooperativa racchiude poi in altri sette punti una serie di proposte che riguardano i servizi, i giovani, l’agroalimentare, la valorizzazione delle risorse specifiche d’Appennino (il bosco, le produzioni tipiche, il paesaggio), la valorizzazione dei presidi socio-sanitari gestiti dal privato sociale, il turismo, il lavoro, gli appalti pubblici.

Proprio su quest’ultimo versante, Confcooperative sottolinea l’esigenza di una più forte saldatura tra meccanismi di gara e imprese del territorio. “Occorre specializzare, pure entro i confini normativi dati – spiega la centrale cooperativa – un sistema di acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, così come delle procedure di affidamento di servizi delle stesse, che premi chi dimostra di conoscere il territorio e di avere qui investimenti e infrastrutture stabili che segnano fondamentali livelli di compartecipazione alla vicenda territoriale”.