Ordine degli avvocati, Franco Mazza si dimette: decade il Consiglio

Con la rinuncia dell'ex presidente l'organo è decaduto. L'Ugci in giornata aveva chiesto le dimissioni della Tinelli: "Bisogna evitare quello che può compromettere la percezione di indipendenza ed autonomia della avvocatura"

REGGIO EMILIA – L’avvocato Franco Mazza, ex presidente dell’Ordine degli avvocati, si è dimesso stamattina dal Consiglio dell’ordine portando così a nove su 15 i consiglieri dimissionari e facendo quindi decadere il Coa. Nel frattempo continuano ad arrivare mail sulla posta certificata dell’ordine con la richiesta di convocazione dell’assemblea straordinaria relativa alle dimissioni del presidente Celestina Tinelli e dei membri del Consiglio rimasti in carica, del commissariamento e dell’indizione di nuove elezioni.

Franco Mazza, uno dei più noti e autorevoli avvocati del foro reggiano, è stato presidente dell’Ordine prima di Celestina Tinelli. Nelle ultime elezioni, peraltro, ha ottenuto circa il triplo dei voti dell’attuale presidente che, nonostante fosse candidata presidente, è arrivata fra gli ultimi, come preferenze, per quel che riguarda i consiglieri eletti. La Tinelli è stata poi eletta da un Consiglio spaccato in cui 8 membri su 15 hanno votato per lei.

Peraltro, visto che si sono dimessi in 9 su 15, almeno due membri che hanno votato per l’attuale presidente le hanno voltato le spalle. Alla Tinelli, consigliere della Fondazione Manodori ed ex membro laico del Csm (di area centrosinistra venne eletta in quota Ds,ndr), viene contestata una gestione troppo accentratrice dell’ordine degli avvocati. Nel mirino degli accusatori ci sono il ritardo con cui sono state comunicate agli iscritti le dimissioni di una consigliera, l’avvocato Francesca Preite e i chiarimenti relativamente alla mancata comunicazione delle dimissioni degli altri sette consiglieri avvocati.

Ma anche la mancata informazione ai consiglieri in merito alla convocazione presso il Csm della Tinelli quale presidente dell’ordine degli avvocati di Reggio Emilia che lamentano di non essere stati informati dalla presidente e di aver appreso la notizia unicamente dai giornali.

Ricordiamo che la Tinelli è stata sentita il primo dicembre scorso dalla prima commissione del Csm nell’ambito del procedimento per incompatibilità ambientale aperto nei confronti del procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini dopo l’esposto presentato da quattro sostituti procuratori reggiani. Non è dato sapere se la Tinelli sia stata convocata o abbia chiesto di essere sentita dalla Commissione del Csm, ma quello che si sa è che la presidente non voluto dare spiegazioni al Consiglio degli avvocati sulla sua audizione tirando in ballo il segreto istruttorio.

Celestina Tinelli
Celestina Tinelli

I giuristi cattolici: la Tinelli valuti le dimissioni
Relativamente al terremoto che ha scosso l’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia, scendono in campo anche l’Unione giuristi cattolici che, per mano del suo presidente , Federica Davoli, scrive: “Condividendo i principi deontologici che regolano l’attività dell’avvocatura, riteniamo fondamentale che non solo nel processo, ma anche nello svolgimento degli incarichi pubblici e nella vita privata sia indispensabile che nulla comprometta la reputazione e l’immagine della professione. Astenendoci da un giudizio che non ci compete, non essendo a conoscenza piena di quanto sia effettivamente avvenuto, siamo tuttavia in dovere di riaffermare con estrema chiarezza che deve essere evitato tutto ciò che possa compromettere la percezione di indipendenza ed autonomia della avvocatura, che sono ciò che la contraddistingue. La correttezza e la trasparenza delle nostre azioni garantiscono la stima e l’onore degli avvocati nella opinione pubblica. La lealtà nell’agire, il continuo confronto con chi viene rappresentato, l’attenta cura della propria onorabilità devono essere una tensione costante per tutti gli avvocati, ed ancora di più per chi li rappresenta. L’avvocato, chiamato a far parte delle Istituzioni forensi, deve adempiere l’incarico con diligenza, indipendenza e imparzialità. (art. 69 LPF). Nel momento in cui si diffonde il dubbio di poca trasparenza, chi si è visto coinvolto in tali situazioni, se non può giustificarsi adeguatamente, per rispetto dell’avvocatura e della propria dignità deve valutare l’opzione delle dimissioni dalle cariche che ricopra a nome degli avvocati. In questo modo dimostrerà che ogni azione è stata e viene fatta nell’interesse della professione forense, e fugherà così ogni sospetto di interessi personali, nonché ipotesi di strumentalizzazioni della carica, e tutelando se stesso tutelerà tutta la categoria dal punto di vista personale, oltre che professionale. Speriamo che, superato il triste momento che l’avvocatura reggiana sta attraversando, i rappresentanti presenti e futuri degli avvocati si attengano ai principi deontologici che sempre devono contraddistinguerli”.