Migranti, Reggio E’: “Il bando d’accoglienza va cambiato”

Appello della lista Civica al prefetto dopo la gara d'appalto disertata dalle coop

REGGIO EMILIA – La Prefettura di Reggio Emilia riveda i criteri del bando per l’accoglienza dei migranti. Lo chiede la lista civica Reggio E’ (presente nella coalizione di maggioranza del Comune capoluogo) dopo il rifiuto delle storiche cooperative che effettuavano il servizio a partecipare alla gara per riaffidarlo. “L’Ovile” e “La dimora di Abramo”, in particolare, hanno contestato nello schema dell’appalto la prevalenza assegnata ad un modello di accoglienza in centri collettivi (fino a 50 posti) per un totale di 900 posti sui 1.200 richiedenti asilo ospitati.

Una formula che, secondo le coop sociali, non favorisce vera integrazione e crea rischi di diffusione del covid. Il bando emesso dalla Prefettura, dice Reggio e’, “dimostra che la stagione salviniana non e’ ancora superata del tutto”. Infatti “mentre in Parlamento entro fine anno dovranno essere convertite in legge le modifiche ai Decreti sicurezza avanzate a settembre, sul territorio si sconta un’impostazione che vede privilegiare i grandi centri di accoglienza. Un assetto ancora piu’ inadatto a questo tempo di pandemia”. A detta della lista civica, inoltre, “prevale poi un’idea di accoglienza come misura emergenziale e provvisoria, anche se il percorso di richiesta asilo dura diversi anni, durante i quali le persone coinvolte sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno e sono quindi libere di muoversi sul territorio nazionale nonche’ di lavorare”.

Continua Reggio E’: “Il sistema reggiano, attraverso la pratica dell’accoglienza diffusa (in singoli appartamenti, ndr) ha lavorato per garantire ai migranti di poter godere appieno dei propri diritti e, nello stesso tempo, per offrire alla comunita’ maggiore coesione e sicurezza, attraverso veri percorsi di inclusione”. Gia’ “l’estate scorsa- viene inoltre ricordato- le cooperative hanno disertato il bando della Prefettura, perche’ le condizioni che questo imponeva avrebbero svuotato l’accoglienza di una serie di servizi essenziali per l’inserimento sociale, come i corsi di lingua italiana o i tirocini”. Insomma, dicono i civici, “fare accoglienza non vuol dire accettare determinate condizioni sulla pelle dei richiedenti asilo, ma promuovere una modalita’ inclusiva che dovrebbe essere alla base di ogni agire solidale”. Da qui la richiesta di cambiare il bando, con parametri “piu’ coerenti con il modello che e’ sempre stato espresso dalla nostra citta’”.