Mafie, Grimilde torna a casa: a Reggio Emilia parte il rito ordinario

Dopo l'abbreviato di Bologna, ora alla sbarra i Grande Aracri di Brescello

REGGIO EMILIA – Il processo “Grimilde” contro la ‘ndrangheta torna a casa. Dopo la conclusione del rito abbreviato di Bologna, con condanne per oltre 260 anni di carcere a 48 imputati, e’ iniziato oggi a Reggio Emilia il rito ordinario, che vede alla sbarra 22 persone. Sotto processo, ancora una volta, le attivita’ illecite della cosca Grande Aracri di Cutro, con riferimento in questo caso ai suoi interessi a Brescello e nella Bassa reggiana.

Figure chiave dell’inchiesta sono Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, e i suoi figli Paolo e Salvatore (quest’ultimo gia’ giudicato in abbreviato e condannato a 20 anni) accusati con gli altri imputati (tra cui l’ex presidente del Consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso; anche per lui 20 anni) di una serie di reati come estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata.

In aula, davanti alla Corte presieduta dal giudice Simone Medioli Devoto, hanno assistito all’udienza cinque imputati, tra cui Francesco e Paolo Grande Aracri (in collegamento dalle carceri dove sono ristretti) e Omar Costi, imprenditore oggi agli arresti domiciliari dopo la condanna emessa nei suoi confronti in Aemilia. Il collegio giudicante ha formalizzato la posizione delle parti civili e delle persone offese che si sono costituite e preso atto della richiesta di altri soggetti intenzionati a farlo.

Le parti civili sono in dettaglio: lo Stato, la Regione, Libera, Cgil, Cisl e Uil regionali, le Camere del lavoro territoriali di Reggio Emilia e Piacenza e i Comuni di Brescello, Reggio e Piacenza. Sono invece 27 le parti offese, tra cui singoli cittadini e attivita’ economiche. Hanno preannunciato la volonta’ di costituirsi parte civile anche l’associazione “Avviso Pubblico”, un cittadino, e il Comune di Cadelbosco Sopra, dove risiedono diversi imputati di questa e dell’inchiesta “Billions” sulle false fatturazioni.

“Come nuova amministrazione (eletta nel 2019, ndr) intendiamo dare un forte segnale per la legalita’, perche’ i fenomeni mafiosi stanno iniziando a crescere sul nostro territorio”, dice il vicesindaco di Cadelbosco Giuliana Esposito. La prossima udienza e’ stata fissata al 9 febbraio prossimo. Secondo una prima bozza di calendario i lavori si svolgeranno, da quella data in poi, tutti i lunedi’ (fonte Dire).