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Giulio Regeni, la procura di Roma chiede il processo

"Sequestrato e torturato per nove giorni da agenti egiziani". Quattro agenti dei servizi segreti egiziani a rischio processo, coinvolte anche altre 13 persone

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ROMA – Quattro agenti dei Servizi segreti egiziani a rischio processo per la morte di Giulio Regeni, avvenuta nel 2016 in Egitto. La Procura di Roma, infatti, con il procuratore Michele Prestipino e il pubblico ministero Sergio Colaiocco ha chiuso le indagini contestando a vario titolo ai 4 indagati il reato di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali e omicidio. Archiviazione richiesta per un altro ‘007’ egiziano.

Il coinvolgimento degli agenti nel sequestro e nell’omicidio del ricercatore originario di Trieste è stato al centro delle indagini dei Carabinieri del Ros e dei poliziotti dello Sco. A rischiare il processo sono il generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. E’ stata chiesta invece l’archiviazione per Mahmoud Najem. Per quest’ultimo, secondo i pm di Roma, “non sono stati trovati elementi sufficienti, allo stato, a sostenere l’accusa in giudizio”.

La notifica è avvenuta tramite “rito degli irreperibili” direttamente ai difensori di ufficio italiani non essendo mai pervenuta l’elezione di domicilio degli indagati dal Cairo. Proprio quest’ultimo punto era tra quelli oggetto della rogatoria avanzata nell’aprile del 2019 in cui i magistrati romani chiedevano risposte concrete agli omologhi egiziani. Richieste ribadite nei diversi incontri che negli anni si sono svolti tra investigatori e inquirenti italiani e egiziani ma che il Cairo ha lasciato inevase.

“Per Giulio Regeni, si svolgerà un solo processo e si svolgerà in Italia secondo le garanzie procedurali dei nostri codici, e avrà al centro l’impianto probatorio che la Procura di Roma in questi anni ha messo in piedi”. Questo il risultato “più importante e niente affatto scontato” raggiunto dalla Procura di Roma, come ha detto Michele Prestipino Giarritta, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, intervenuto in audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

Un risultato, ha proseguito il magistrato, “raggiunto di concerto, grazie all’azione della famiglia, di questa Commissione, di altri poteri politici e così via”. L’audizione è coincisa con la giornata in cui la Procura ha chiuso le indagini contestando a vario titolo ai quattro indagati il reato di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali e omicidio.

Prestipino ha evidenziato la collaborazione fornita dalla polizia giudiziaria egiziana che, “tenuto conto di tutti gli ostacoli e difficoltà”, ha fornito “collaborazione e accesso ad elementi di prova”. “Inoltre- evidenzia Prestipino- la Procura egiziana ci ha comunicato che intende procedere nei confronti della cosiddetta ‘banda di criminali’ solo per reati di furto, escludendo gli altri che inizialmente la procura del Cairo era orientata a percorrere”.

Prestipino ha detto di considerare tutt’altro che secondario che “il fatto sia avvenuto in un altro Paese, con regole procedurali diverse, con cui non ci sono rapporti bilaterali in materia giudiziaria e con cui è stata costruita ex novo la base della collaborazione”. Un lavoro che però non è finito e potrà ritenersi compiuto, secondo il procuratore, “quando l’autorità egiziana risponderà e chiarirà tutti i quesiti presentati nelle nostre rogatorie, a cui attendiamo ancora risposta“.

In particolare, come ha chiarito il sostituto procuratore Sergio Colaiocco, mancano ancora quelle relative alla posizione di 13 soggetti collegati agli indagati “su cui non abbiamo generalità, informazioni certe e tabulati”. Da qui “la contestazione del concorso contro ignoti”.

Ai quattro 007 egiziani accusati di aver rapito Giulio Regeni, e averlo tenuto prigioniero per 9 giorni, viene contestato il “sequestro di persona pluriaggravato in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati”. E’ quanto emerge nell’avviso di conclusioni indagini firmato dal procuratore Michele Prestipino e dal pm Sergio Colaiocco.

“A seguito della denuncia presentata, negli uffici della National security, – si legge nel 415 bis – da Said Mohamed Mohamed Abdallah, rappresentante del sindacato indipendente dei venditori ambulanti del Cairo ovest”.

“I quattro indagati – si legge ancora nell’atto – dopo aver osservato e controllato direttamente ed indirettamente, dall’autunno 2015 alla sera del 25 gennaio 2016, Giulio Regeni abusando delle loro qualità di pubblici ufficiali egiziani, lo bloccavano all’interno della metropolitana del Cairo e, dopo averlo condotto contro la sua volontà e al di fuori di ogni attività istituzionale, prima presso il commissariato di Dokki e successivamente presso un edificio a Lazougly, lo privavano della libertà personale per nove giorni“.

Regeni è deceduto inseguito ad una insufficienza respiratoria acuta a causa delle imponenti lesioni di natura traumatica provocate dalle percosse da parte del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Lo sostengono il procuratore Michele Prestipino e il pm Sergio Colaiocco nell’avviso di conclusione delle indagini. A Sharif sono contestate infatti, oltre al sequestro di persona pluriaggravato, anche le lesioni gravissime e l’omicidio.

“Al fine di occultare la commissione dei delitti suindicati, – si legge nelle carte – abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale egiziano, con sevizie e crudelta’, mediante una violenta azione contusiva”, che “esercitava sui vari distretti corporei cranico-cervico-dorsali, cagionava imponenti lesioni di natura traumatica a Giulio Regeni da cui conseguiva una insufficienza respiratoria acuta di tipo centrale che lo portava a morte”.

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