Ex Reggiane, ecco il piano per svuotarle dagli “invisibili”

Tre i punti salienti dell'intesa, ad iniziare dal trasferimento dei residenti accolti in strutture dignitose sul modello utilizzato per i migranti e accompagnati in percorsi di avviamento al lavoro e inclusione sociale

REGGIO EMILIA – Si basa su una sorta di “corridoi umanitari locali” e prevede un tempo massimo di tre mesi per essere realizzato il nuovo piano varato a Reggio Emilia che punta, con un intervento di “rigenerazione umana”, a risolvere l’annoso problema di una parte dell’area delle Reggiane. Si tratta in particolare di quella ancora privata (in mano all’imprenditore Luciano Fantuzzi) nei cui capannoni dismessi hanno trovato alloggi di fortuna un’ottantina di persone povere, in maggioranza migranti da Paesi non europei, che vivono di espedienti e – in alcuni casi – di reati.

E’ l’altra faccia di una medaglia in cui, accanto ai ricercatori delle aziende all’avanguardia che lavorano nei capannoni acquistati e ristrutturati dal Comune di Reggio (tramite la partecipata Stu Reggiane) vive una comunita’ ai margini, formata da persone in regola con i permessi di soggiorno ma indigenti, giovani richiedenti asilo, fuoriusciti dai percorsi di accoglienza e presenze meno stabili che trovano nell’area un rifugio occasionale. In gergo tecnico e’ uno degli “insediamenti informali” piu’ grandi della regione.

Della situazione, denunciata a gran voce in questi anni dalla Lega e dalle altre opposizioni che chiedevano uno sgombero sempre respinto dall’amministrazione, si fa carico oggi un nuovo protocollo tra Comune, Regione, Diocesi e Ausl che opereranno in una cabina di regia in stretto contatto con la Prefettura. Tre i punti salienti dell’intesa, ad iniziare dal trasferimento dei residenti accolti in strutture dignitose sul modello utilizzato per i migranti e accompagnati in percorsi di avviamento al lavoro e inclusione sociale.

I sottoscrittori, si legge infatti nel Protocollo, “intendono promuovere la dignita’ della persona umana e non ritengono l’attuale situazione di degrado degli stabili degna di ospitare anche temporaneamente persone di qualsiasi nazionalita’”. In secondo luogo, dopo che saranno “svuotati” e’ prevista la chiusura degli edifici dismessi per evitare che, spiega l’assessore al Welfare del Comune di Reggio Daniele Marchi, “tornino ad essere occupati e diventino di nuovo terra di nessuno”. Un’operazione questa di cui si fara’ carico la Stu, per un investimento di circa 30.000 euro, peraltro gia’ realizzato in tre capannoni.

Infine verra’ attivato con le Forze dell’ordine, che gia’ eseguono controlli mirati, un servizio specifico di presidio e vigilanza dell’intera area. “Nel perimetro delle Reggiane – dice il sindaco di Reggio Luca Vecchi – c’e’ la storia e l’anima della citta’ ed anche le contraddizioni che vedono convivere aziende ad alto tasso di innovazione con il punto piu’ basso della marginalita’ sociale, palpabile anche nella nostra realta’”. Li’, aggiunge il primo cittadino, “c’e’ anche la sfida di tenere insieme innovazione e umanita’, mettendo come sempre al centro la persona”. Quando “parlavamo di questo progetto – conclude Vecchi – non venivamo creduti fino in fondo. Ora annunciamo, e non con slogan, che abbiamo rispettato l’impegno”.

Il vescovo Massimo Camisasca, che alle Reggiane e’ entrato per celebrare gli scorsi anni la messa di Natale (oggi annullata per covid), aggiunge: “La vita li’ non e’ dignitosa. Dobbiamo aiutare le persone a uscire presto da quei luoghi e per questo, alla partecipazione convinta della Diocesi a questo progetto, ho posto come condizione che si realizzi nel tempo certo di 90 giorni”. La Caritas, aggiunge il vescovo, “e’ pronta a dare un aiuto concreto e immediato alle persone in difficolta’, tanto nei bisogni materiali quanto in quelli spirituali”.

Il direttore dell’Ausl Cristina Marchesi sottolinea: “Anche in tempi di Covid non abbiamo allentato l’attenzione sulle aree del degrado, comprese le Reggiane dove abbiamo distribuito mascherine”. Conclude la vicepresidente della Regione Elly Schlein: “Come Regione siamo a disposizione per restiture le Reggiane alla collettivita’ e i suoi occupanti ad una vita dignitosa in comunita’, in questo progetto di grande innovazione sociale che potra’ fungere da modello per altre realta’”.