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Aemilia, in appello reggono le accuse di associazione mafiosa

Ben 91 condanne per un totale di quasi 700 anni di reclusione inflitti dalla Corte d'Appello di Bologna per i 118 imputati del maxiprocesso 'Aemilia', contro la 'ndrangheta in Emilia-Romagna. Confermati due anni per Vincenzo Iaquinta

REGGIO EMILIA – L’accusa di associazione mafiosa regge per la maggior parte degli imputati contro cui e’ stata formulata, ma nella sentenza di appello di Aemilia, pronunciata poco fa nell’aula bunker del carcere bolognese della Dozza, non mancano sconti di pena, dovuti anche all’unificazione dei riti ordinario e abbreviato, e proscioglimenti per assoluzione o per prescrizione dei reati contestati. Anche chi e’ stato condannato per associazione mafiosa ha quindi ottenuto degli sconti non solo rispetto alla sentenza di primo grado, in cui complessivamente erano stati comminati oltre 1.200 anni di carcere, ma anche rispetto alle richieste avanzate dalla Procura.

Cosi’, ad esempio, Michele Bolognino, per cui erano stati chiesti 28 anni, e’ stato condannato a 21 anni e tre mesi, mentre Gaetano Blasco si e’ visto comminare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e sei mesi chiesti dall’accusa. Piccoli sconti anche per Alfredo e Francesco Amato, per i quali era stata chiesta la conferma dei 19 anni e 19 anni e un mese decisi dai giudici di primo grado: i due, infatti, sono stati condannati rispettivamente a 17 anni e a 16 anni e nove mesi.

Confermata la pena a due anni per Vincenzo Iaquinta
Riduzione piu’ robusta, invece, per Giuseppe Iaquinta, la cui condanna e’ scesa da 19 a 13 anni (la Procura generale aveva chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado), mentre per il figlio Vincenzo, ex attaccante della Juventus e della Nazionale, e’ stata confermata la condanna a due anni per reati in materia di armi, ma con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Tra gli altri accusati di associazione mafiosa, Eugenio Sergio e’ stato condannato a 13 anni e otto mesi contro i 17 anni e mezzo chiesti dall’accusa, mentre per Giuseppe e Palmo Vertinelli le pene sono, rispettivamente, di 16 anni e quattro mesi (l’accusa aveva chiesto 23 anni e sei mesi) e 17 anni e 4 mesi (anziche’ 23 anni e nove mesi).

Sconto di pena consistente anche per un altro imputato di associazione mafiosa, Mario Vulcano, che viene condannato a 13 anni e 11 mesi contro i 21 anni chiesti dall’accusa, mentre cade l’imputazione di associazione mafiosa per Gabriele Valerioti, condannato per altri reati a sette anni e tre mesi e a 33.000 euro di multa. Scende inoltre da 15 anni e otto mesi a 12 anni la condanna inflitta ad Alfonso Paolini, a sua volta accusato di associazione mafiosa, cosi’ come scendono le pene comminate ad Antonio (classe ’55), Antonio (classe ’71), Antonio (classe ’78), Luigi e Salvatore Muto, condannati rispettivamente a 10 anni e otto mesi, otto anni e sei mesi, 11 anni e quattro mesi, 12 anni e nove anni e due mesi.

Sconti di pena anche per i due latitanti Karima e Moncef Baachaoui, condannati a 17 anni e sette mesi e a 12 anni e sei mesi (l’accusa ne aveva chiesti, rispettivamente, 21 e quattro mesi e 19). Per altri due imputati di associazione mafiosa, Antonio e Gianni Floro Vito, le condanne sono a 10 anni e otto mesi e a 13 anni e un mese, anche in questo caso con forti sconti rispetto ai 18 anni chiesti per entrambi dalla Procura generale. Complessivamente, a fronte di richieste di pena per oltre 1.000 anni di carcere, le condanne comminate dai giudici della Corte di appello ammontano a poco meno di 700 anni, con 91 condanne e 27 proscioglimenti tra assoluzioni (con varie formule) e prescrizioni.

Confermate anche le condanne al risarcimento dei danni pronunciate in primo grado nei confronti di 32 imputati, mentre 30 di loro sono stati condannati a rifondere le spese di difesa sostenute da 14 parti civili (tra cui la Regione, la presidenza del Consiglio, varie Province e Comuni e sindacati) per un totale di 52.200 euro. Le motivazioni, infine, dovrebbero essere depositate entro 90 giorni.

Sconto di dieci mesi per Augusto Bianchini
Confermata la pena del capofamiglia e ridotte quelle alla moglie e al figlio. Questo in sintesi il verdetto per i costruttori modenesi Bianchini emesso dai giudici della Corte d’Appello di Bologna, che dopo cinque ore di Camera di Consiglio hanno pronunciato oggi la sentenza di secondo grado per 118 imputati del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta. In dettaglio Augusto Bianchini, condannato in primo grado a nove anni e 10 mesi, ha riportato una nuova condanna a 9 anni (leggermente scontata). Per lui la Procura generale aveva chiesto 13 anni di reclusione.

Per il figlio Alessandro Bianchini la pena e’ di un anno e sei mesi (con sospensione condizionale) a fronte della condanna a tre anni in primo grado e della richiesta di cinque anni della Procura. Per la moglie di Bianchini, Bruna Braga, la pena in primo grado era stata di quattro anni. In secondo grado scende a due anni e due mesi, mentre la Procura generale ne aveva chiesti sette. A Braga e’ revocata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Giudici più severi dei pm con Valerio
È piu’ lieve degli 11 anni e due mesi comminati in primo grado, ma piu’ severa dei sei anni e due mesi chiesti dalla Procura generale di Bologna, la pena inflitta dai giudici della Corte d’appello bolognese al collaboratore di giustizia Antonio Valerio nell’appello del processo Aemilia, che si e’ concluso oggi pomeriggio nell’aula bunker del carcere bolognese della Dozza. Il collegio presieduto da Alberto Pederiali ha infatti condannato Valerio a un totale di sette anni e cinque mesi di reclusione. Mano pesante, da parte dei giudici, anche con un altro collaboratore di giustizia, Salvatore Muto, che si e’ visto comminare una pena di nove anni e due mesi, contro i quattro anni e otto mesi chiesti dalla Procura generale. Ottiene invece uno sconto di pena Gaetano Valerio, fratello di Antonio, la cui condanna scende da quattro anni e sei mesi a tre anni e quattro mesi (fonte Dire).