Ristori alle imprese, Confcooperative chiede “di superare iniquità e dimenticanze”

La Centrale: "Ci sono imprese e comparti che sono rimasti privi di qualunque sostegno"

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REGGIO EMILIA – Il sistema dei ristori riservati alle imprese che hanno pagato il più alto prezzo alla pandemia va urgentemente rivisto in alcuni punti fondamentali per superare gli elementi di iniquità oggi riscontrabili e le dimenticanze evidenti rispetto ad imprese e comparti che sono rimasti privi di qualunque sostegno.

L’appello al Governo parte da Confcooperative Reggio Emilia mentre la materia continua ad essere oggetto di valutazioni e possibili nuovi provvedimenti proprio da parte dell’Esecutivo.

“Stiamo ultimando – afferma Confcooperative – le verifiche sullo stato di grave difficoltà che colpisce molte realtà ancora del tutto ignorate dai provvedimenti di sostegno in quanto non colpite in modo diretto dalle chiusure decretate dalle disposizioni governative. Per queste presenteremo specifiche richieste e proposte, ma intanto vi sono altri importanti capitoli sui quali occorrono cambiamenti di rotta”.

“La prima grande questione – sottolinea al proposito la centrale cooperativa di Largo Gerra – riguarda le iniquità determinatesi con la definizione dei Codici di Attività Economica (i codici Ateco) che hanno diritto ai ristori, il cui elenco è stato stilato in modo troppo approssimativo rispetto ad attività imprenditoriali articolate e spesso rientranti in filiere che non si esauriscono in un unico codice primario”.

“In altri termini – spiega Confcooperative – molte imprese sono in possesso di più codici Ateco (e già sono spesso diversi quelli attribuiti dalle Camere di Commercio e quelli che fanno riferimento all’Agenzia delle Entrate) perché svolgono attività diversificate: in tutti questi casi, il riconoscimento del solo codice Ateco per l’attività prevalente lascia fuori dai ristori tutte le ripercussioni (magari più gravi) subite su altre attività d’impresa classificate come secondarie sebbene possano essere anche di poco inferiori – in termini di fatturato – a quelle identificate come prevalenti”.

“A pagare le conseguenze di questo sistema – prosegue Confcooperative – sono in prevalenza le piccole e medie imprese che presentano una evidente diversificazione delle attività inquadrate in diversi codici Ateco e quelle che, pur rientrando in un’unica filiera, fanno riferimento ad una molteplicità di codici, non tutti inquadrati nelle possibili azioni di ristoro”.

“A distanza di mesi dai primi interventi di sostegno – osserva Confcooperative – non è accettabile che questa stortura non sia ancora superata, ed è per questo che chiediamo un urgente intervento di revisione e ampliamento dei codici (e quindi delle attività) ammesse a ristoro sulla base di adeguata documentazione riguardante il danno subito, peraltro facilmente documentabili in tempi di fatturazione elettronica”.

“La seconda questione – prosegue Confcooperative – riguarda i sostegni alle attività esclusivamente o prevalentemente stagionali, per le quali non è possibile fare riferimento ai soli dati del mese di aprile 2020 per verificare il danno subito rispetto all’anno precedente”.

“Le attività tipicamente estive, ad esempio (e pensiamo alle piscine, a tanti servizi alla persona e a diverse attività di ristorazione connotate da rilevantissima stagionalità) hanno subito i danni nei mesi successivi, ed è allora fuorviante fare riferimento a volumi di lavoro relativi a periodi di naturale fermo di queste attività”.

“Per questo – conclude la centrale cooperativa – chiediamo che per le attività segnate da forte stagionalità si considerino i danni effettivamente subiti, prendendo a riferimento i dati di fatturato relativi ai periodi in cui si concentra il lavoro”.

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