Migranti, le cooperative disertano il bando della prefettura

Non piace l'accoglienza in grandi strutture che sono considerate "inidonee a garantire qualita' dell'accoglienza e ad assicurare quella sicurezza che e' a maggior ragione richiesta nel pieno dell'emergenza pandemica"

REGGIO EMILIA – Come era accaduto nella primavera del 2019, L’Ovile e la Dimora d’Abramo, le due principali cooperative impegnate nell’accoglienza dei circa 1.200 migranti in provincia di Reggio Emilia, non hanno partecipato alla gara d’appalto della Prefettura per riaffidare il servizio, che fino ad oggi le due realta’ hanno continuato a gestire in proroga, sulla base di accordi privati.

Un anno fa a spingere le coop a disertare la gara erano state le critiche al nuovo modello di accoglienza che il bando prefigurava e la riduzione delle risorse, riviste alla luce del decreto Sicurezza. Oggi invece e’ “l’evidente primato” accordato nella procedura alle forme d’accoglienza collettiva in strutture fino a 50 posti (per un totale di 900 posti), ritenute dalle coop “del tutto inidonee a garantire qualita’ dell’accoglienza e ad assicurare quella sicurezza che e’ a maggior ragione richiesta nel pieno dell’emergenza pandemica”.

Aderire al bando, viene sottolineato, “avrebbe sconfessato tutti i risultati d’eccellenza raggiunti nella nostra provincia grazie ad un’accoglienza diffusa che si sviluppa nel territorio in 300 appartamenti”. Una formula, si evidenzia, “condivisa e costruita con le amministrazioni locali, che non solo ha evitato le concentrazioni che in altre aree del Paese hanno mostrato tutti i loro limiti sia in termini di sicurezza che di relazione con le comunita’, ma ha favorito una relazione virtuosa con i servizi pubblici, i cittadini, le realta’ sociali presenti nelle diverse comunita’ e, percio’, un’integrazione fondata sul rispetto di ogni diritto che e’ fattore di coesione sociale”.

Le strutture collettive, al contrario, “sono state utilizzate nel nostro territorio per brevi periodi e in fasi assolutamente emergenziali quanto a intensita’ dei flussi in ingresso, ma nel tempo vanno a cozzare con la necessita’ di evitare concentrazioni piu’ gravide di rischi e di possibili tensioni nelle comunita’ locali”. A questo infine, “si aggiunge lo specifico e grave problema legato ad assembramenti che andrebbero a scontrarsi con le politiche di contenimento dei contagi da Covid-19”. Le cooperative concludono chiedendo “il rilancio immediato” di un confronto sul tema dell’accoglienza, ma fatto in modo che questa “continui a rappresentare un valore per il nostro territorio”.