Comune, il caso dirigenti infiamma il consiglio comunale

Bocciata la proposta del M5S che chiedeva al Comune di costituirsi parte civile

REGGIO EMILIA – Il caso dei 26 dirigenti indagati per le presunte gare d’appalto truccate per un valore di 27 milioni ha infiammato ieri sera la parte finale del Consiglio comunale di Reggio Emilia. A porre la questione in sala del Tricolore e’ questa sera la consigliera Paola Soragni (M5s), che con una mozione “autoemendata” nel corso della seduta, impegna l’amministrazione a costituirsi parte civile in una “successiva ed eventuale fase processuale”.

Spiega la pentastellata: “Io mi auguro che se si arrivera’ a processo le posizioni dei dirigenti indagati siano archiviate. Ma oggi il Comune deve prendere una posizione, deve dire da che parte sta: da quella dei dirigenti o dei cittadini”. Soragni ricorda poi il tema, che lei stessa aveva sollevato a inizio anno, dei dirigenti a tempo determinato nominati senza gara pubblica e di cui aveva “predetto” i nominativi.

Il Comune ha gia’ preso dei provvedimenti in merito, sospendendo dalle commissioni di valutazione delle gare e per l’affidamento degli incarichi esterni (su cui verte un’altra inchiesta della Procura reggiana) le persone coinvolte nelle indagini. Secondo Claudio Bassi pero’, capogruppo di Forza Italia, “se ci si limita solo a chiedere se il Comune sara’ parte civile, siamo in tempi assolutamente prematuri perche’ non c’e’ stata nessuna richiesta di rinvio a giudizio”.

Sulla stessa linea l’avvocato Nicola Tria, assessore comunale alla Legalita’. “L’impegno che si chiede alla giunta e’ assolutamente prematuro. Siamo di fronte ad una mozione inopportuna ed ad una fuga in avanti che non mette nelle condizioni di fare un ragionamento con cognizione di causa, ma solo su valutazioni puramente astratte”. In questa mozione, continua Tria, “si parte dalla premessa che si sono concluse le indagini ed e’ stato consegnato l’avviso di conclusione delle stesse. Questo atto, che il Comune non ha ricevuto, apre una fase di interlocuzione difensiva che puo’ dar luogo ad esiti che non necessariamente coincideranno con le richieste di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero. Quindi siamo in una fase in cui non si sa se uno o piu’ persone saranno rinviate a processo e noi dobbiamo ragionare su questo aspetto”.

Inoltre, “per valutare se costituirci parte civile non bastano le notizie apprese dalla stampa che ha ampiamente pubblicato nomi e imputazioni. Servono gli atti e dovremmo prima accedere al fascicolo, ma ora e’ assolutamente troppo presto”. Non si fa attendere la replica di Soragni: “Se e’ vero che e’ troppo presto per sapere se si andra’ a giudizio, non si capisce come mai l’avvocato Tria, che difendeva uno degli indagati, ha rinunciato al mandato difensivo intuendo che poteva sorgere un conflitto di interesse”.

Insomma dice Soragni, “qui serve una posizione ferma e la nostra come Movimento 5 stelle sara’ dalla parte dei cittadini”. Frena Gianluca Cantergiani, capogruppo del Pd: “Serve prudenza”. E quanto alla scelta fatta dall’assessore di non difendere piu’ l’indagato, “e’ stata difficile, ma fatta anche per evitare attacchi strumentali come quello che ha appena ricevuto”. Il documento dei pentastellati è stato bocciato con 18 voti contrari e 8 favorevoli (Fonte Dire).