Vendemmia 2020 a +1.5% sul 2019: “Cauto ottimismo”

Confcooperative: "Annata con uve sane e di ottima qualità. Grado zuccherino più alto dello scorso anno"

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REGGIO EMILIA – Gli sguardi dei produttori si rivolgono ora al mercato, che sembra indurre a previsioni cautamente ottimistiche sul possibile andamento commerciale, anche in virtù di una produzione nazionale anch’essa stabile (-0,8%) rispetto al 2019.

“Per i rossissimi derivati dall’Ancellotta – spiega Lasagni – le prospettive appaiono buone; si tratta di prodotti tradizionalmente molto richiesti anche per l’arricchimento (in grado e colore) di altri vini di pregio, e il calo produttivo di quest’anno (-6,3%, con la produzione di uva attestata a 721.290 quintali) dovrebbe concorrere ad assicurare buone quotazioni”.

“Il fatto di essere giunti alla vendemmia con le scorte decisamente al di sotto di quelle del 2019 – prosegue il responsabile delle coop agricole e agroalimentari di Confcooperative – non dovrebbe riservare sorprese rispetto al possibile buon andamento dei lambruschi, segnati da un incremento produttivo del 9,7% (794.491 quintali di uve) ma, soprattutto, da una buona intonazione dei consumi e delle vendite anche in questi mesi segnati dal lungo periodo di lockdown”.

“Fatta eccezione per alcune produzioni destinate in prevalenza a quel canale horeca che ha pagato il prezzo delle chiusure e delle successive limitazioni all’afflusso dei consumatori – spiega al proposito Lasagni – i lambruschi si sono fatti ben apprezzare nel canale della Gdo, che vede il lambrusco in testa alle vendite di vino in Italia, non ha subito chiusure e ha in parte compensato il calo dei consumi nel canale della ristorazione”.

Le cantine reggiane, intanto, appaiono soddisfatte anche del risultato ottenuto dall’Alleanza Cooperative Agroalimentari con l’approvazione, in Senato, di un emendamento al DL agosto che include anche le aziende vitivinicole tra i beneficiari dell’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

“Un sostegno indiretto alla filiera vitivinicola – osserva Lasagni – che peraltro non comporta alcun aggravio per le casse dello Stato: l’onere derivante dalla misura adottata è infatti stimato in 51,8 milioni di euro, cioè 8 milioni in meno di quelli ancora disponibili per il comparto vitivinicolo perché non ancora spesi con le precedenti misure stanziate per il comparto vitivinicolo”.

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