Prostituzione e spaccio, arrestati due albanesi

Erano ricercati dallo scorso mese di giugno: facevano parte di una banda, con compiacenze rumene e italiane, dedita allo sfruttamento della prostituzione di donne dell'Est nel Reggiano, con attività pure nel traffico di sostanze stupefacenti

REGGIO EMILIA – Due nuovi arresti, per prostituzione e droga, nell’operazione Telepass che, nel giugno scorso, aveva portato a sgominare un sodalizio criminale di matrice albanese, con compiacenze rumene e italiane, dedito allo sfruttamento della prostituzione di donne albanesi nel Reggiano, con attività pure nel traffico di sostanze stupefacenti.

Tra i nove indagati, colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della Procura reggiana concorde con gli esiti investigativi dei militari del nucleo operativo di Castelnovo Monti, 5 persone erano risultate irreperibili all’atto dell’esecuzione del provvedimento restrittivo: due di loro ora sono stati arrestate.

Si tratta del 32enne Erjon Hysenaj, arrestato nei giorni scorsi dalla Polizia di frontiera dell’aeroporto di Bergamo Orio al Serio dove è arrivato dall’Albania e del 26enne Haxhi Mulaj, con ultimo domicilio a Reggio Emilia, ma, di fatto, irreperibile, arrestato dai carabinieri del nucleo operativo di Castelnovo Monti. Entrambi erano ricercati sull’intero territorio azionale.

Una complessa ed articolata attività investigativa quella avviata, fin dal 2016, dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Castelnovo Monti nei confronti di un sodalizio criminale di matrice albanese con compiacenze rumene e italiane, che ha consentito di ricostruire l’attività di sfruttamento della prostituzione praticata da numerose albanesi in provincia di Reggio Emilia ed accertare, anche a carico di alcuni degli indagati, una parallela e altrettanta proficua illecita attività correlata al traffico di sostanze stupefacenti.

Il sostituto procuratore Giulia Stignani, concordando con le risultanze investigative dei carabinieri, supportate da attività tecniche di intercettazione e da numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, aveva richiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Reggio Emilia una misura misure cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 9 indagati.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e, in concorso tra loro e nell’unità del disegno criminoso, di una serie di singoli reati della stessa indole pluriaggravati dalla commissione verso una pluralità di soggetti e, talvolta, verso congiunti, nonché di innumerevoli reati relativi allo spaccio e alla cessione di sostanze stupefacenti, commessi nell’ambito delle attività di gestione e controllo della prosittuzione a Reggio Emilia, in favore di prostitute e clienti.

Durante il blitz, eseguito lo scorso mese di giugno tra la Lombardia e l’Emilia Romagna, furono arrestati il capo dell’organizzazione, ovvero la 35enne albanese Liljana Shshari residente a Rezzato (BS) finita in carcere e l’autista delle lucciole che si preoccupava di accompagnare le prostitute sul posto di lavoro (dietro compenso in danaro o natura attraverso prestazione sessuale), Ludovico Ratta, 61 anni, calabrese d’origine, residente a Reggio Emilia finito ai domiciliari.

In carcere finirono anche la 38enne rumena Ionica Paun residente a Rezzato (BS), prima collaboratrice del capo dell’organizzazione che aveva tra i compiti quello di controllare le ragazze, contribuendo anche alla ricerca delle postazioni dove farle lavorare, riscuotendo da loro parte dei ricavati dell’attività di prostituzione ed Emiljano Osmani albanese 27enne in Italia senza fissa dimora e rintracciato nel bresciano che aveva il compito di controllare durante l’attività le ragazze sfruttate.

Ai quattro si aggiungono i due arrestati oggi, mentre proseguono le ricerche degli altri tre componenti della banda ancora irreperibili e attivamente ricercati nell’intero territorio nazionale in quanto colpiti dalla stessa ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’indagine era iniziata nel 2016 grazie a un’attività investigativa antidroga avviata dai carabinieri del Nucleo Operativo di Castelnovo Monti. Nel mirino dei militari una fitta rete di spaccio di stupefacenti (nel corso della quale sono state arrestate 17 persone e sequestrati diversi etti di cocaina e anche una pistola) localizzato nei centri della Val d’Enza. Nel gennaio 2017, nel corso delle indagini, era stato arrestato un 36enne albanese tra i cui contatti telefonici era presente, quale fornitrice abituale di quantitativi di droga, una connazionale 32enne, risultata poi essere uno dei capi e organizzatori del sodalizio criminale.

La successiva attività tecnica, supportata da numerosi servizi di osservazione e pedinamento, ha permesso di ricostuire un quadro delle attività criminali gestite dagli associati, consistenti in prevalenza sullo sfruttamento di dieci giovani donne provenienti dall’Est Europa, incentrato sul tratto di strada lungo la via Emilia a confine con la Provincia di Parma. L’indagine, convenzionalmente denominata “Telepass”, si è poi ramificata svelando anche le azioni delittuose di una serie di albanesi dediti stabilmente alla commissione di furti e rapine in abitazione.